
Poter sbirciare nel cervello di un uomo di Neanderthal sarebbe un sogno per qualsiasi studioso dell’evoluzione dell’intelligenza umana. Per farsi un’idea delle capacità cognitive dei nostri parenti più stretti, finora, antropologi e neuroscienziati hanno dovuto accontentarsi di studiare la forma dei crani fossili e le testimonianze archeologiche rinvenute nei siti neandertaliani. Ora però siamo di fronte a una nuova frontiera che si apre, alla confluenza fra tre settori caldi delle scienze della vita: la paleogenomica (ovvero lo studio su larga scala del DNA antico), gli organoidi (ovvero la possibilità di assemblare dei modelli in 3D degli organi umani a partire da cellule staminali in coltura) e CRISPR (la tecnica più in voga per l’editing genomico, vale a dire per la correzione mirata delle lettere del DNA). Continua a leggere


Cambiare nome non avrebbe senso. Ci siamo abituati e ci piace così. Ma il significato letterale dell’acronimo CRISPR ormai ci va stretto. Perché non reinventarlo? Nell’immagine sotto c’è la spiegazione ufficiale dell’acronimo, così com’è stato 



