Rivoluzione senza frontiere

CRISPR Democratization

CRISPeR maniaci di tutto il mondo unitevi. Il CRISPR Journal mette in copertina la democratizzazione dell’editing genomico e dedica un approfondimento alla società no-profit che sta globalizzando l’avventura scientifica di CRISPR. Si chiama Addgene e funziona come centro di raccolta e smistamento degli ingredienti chiave di questa tecnologia. Qualche tempo fa la MIT Technology Review l’ha paragonata a un’Amazon (o a un’Ikea) capace di soddisfare le richieste per componenti biologiche in arrivo da tutti i paesi del mondo, o quasi. Ma in questo caso l’obiettivo non è guadagnarci sopra.

crispr distribution

Gli scienziati che pubblicano un lavoro affidano all’Addgene i propri materiali, gratuitamente. I ricercatori interessati a usarli possono ordinarli online e riceverli nel giro di pochi giorni, a un prezzo che serve a coprire le spese di gestione e spedizione (65 dollari per plasmide). Hanno cominciato a farlo i pionieri Jennifer Doudna ed Emanuelle Charpentier, Feng Zhang e George Church, e gli altri hanno seguito l’esempio abbracciando il principio della libera circolazione. Il risultato è che all’inizio di quest’anno il catalogo della società contava oltre 6.300 tipi di plasmidi-CRISPR sviluppati da 330 gruppi e distribuiti con oltre 100.000 spedizioni a 3.400 laboratori di 75 paesi di tutti i continenti. È anche dell’Addgene, dunque, il merito dell’impetuosa crescita delle ricerche in questo settore, che conta ormai 8.000 pubblicazioni indicizzate, la maggior parte delle quali a partire dal 2017. La società fondata da Melina Fan insieme a suo fratello e suo marito nel 2004 (prima dell’invenzione di CRISPR) gestisce il controllo qualità, gli aspetti legali e la logistica del flusso di materiali biotech, condividendo anche protocolli sperimentali e pubblicazioni educational. Quando si elencano le qualità della tecnologia più in voga per l’editing genomico, insomma, non basta più dire che è programmabile, specifica, precisa, scalabile, multiplexabile, sostengono Caroline LaManna e Rodolphe Barrangou sul CRISPR Journal. Se la CRISPeR mania dilaga è anche perché, a dispetto delle contese brevettuali in corso, la ricerca in questo campo è fondamentalmente libera e open-access.

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