I super-batteri resistenti nel mirino di CRISPR

CRISPR si è evoluto nei batteri, come arma di difesa dalle infezioni virali. Ma ora i ricercatori stanno puntando la stessa arma contro i batteri stessi, nella speranza di sventare una delle minacce più gravi per la salute globale: la resistenza agli antibiotici. (Continua sul sito dell’Osservatorio Terapie Avanzate)

Una nuova pista per sconfiggere l’HIV

Credit: C. Goldsmith

Dal paziente di Berlino a quello di Pechino. In Cina è avvenuto il primo trapianto di staminali modificate con editing genomico contro l’HIV.
Si tratta di un singolo paziente e non è neppure guarito. Ma in 19 mesi di osservazione non ha riportato effetti collaterali e vale la pena sottolineare che nessuno è mai stato seguito tanto a lungo dopo aver ricevuto un trattamento a base di CRISPR. Basta questo a fare di un giovane uomo cinese, sieropositivo e al tempo stesso colpito da leucemia linfoblastica acuta, un caso scientifico così interessante da approdare sul New England Journal of Medicine. (Continua sul sito dell’Osservatorio Terapie Avanzate)

I gel a DNA diventano smart. Grazie a CRISPR

Semplice, economica e precisa, certo. Ma soprattutto versatile come nessun’altra tecnica di modificazione genetica concepita finora. La vocazione con cui è nata CRISPR è correggere i difetti genetici come se fossero dei refusi presenti nel DNA. Ma i ricercatori continuano a escogitare applicazioni innovative per le sue forbici molecolari, che sono riprogrammabili, accessoriabili, personalizzabili per ogni genere di esperimenti. L’ultima trovata sono gli idrogel intelligenti, capaci di cambiare forma a comando con un colpo di CRISPR. Questi biomateriali reattivi, presentati il 23 agosto su Science, potrebbero trovare molte applicazioni, in medicina e non solo, perché rispondono in modo tempestivo e specifico agli stimoli presenti nell’ambiente. (Continua sul sito dell’Osservatorio Terapie Avanzate)

CRISPR news: affari, sparate e geni egoisti

READ THE NEWSAlleanze: la stella di CRISPR Jennifer Doudna colleborerà al nuovo progetto di drug discovery di GlaxoSmithKline in un nuovo laboratorio a San Francisco (su Science).

Disastri annunciati: il biologo molecolare russo Denis Rebrikov vuole emulare il cinese He Jiankui per dare a madri sieropositive figli geneticamente protetti dall’Aids, ma il suo approccio non convince gli scienziati né i bioeticisti (la notizia e l’editoriale su Nature).

Scoperte: il sistema CRISPR serve alle cellule per difendersi dagli invasori genetici, che a loro volta lo usano per attaccare. Il pioniere dell’editing Fyodor Urnov spiega questa paradossale guerra biologica e le sue implicazioni per il settore della terapia genica (su Nature)

CRISPR contro le malattie polmonari letali

in utero genome editingLa più comune è la fibrosi cistica, ma esistono anche altre gravi malattie congenite che colpiscono i polmoni e per le quali non sono disponibili trattamenti risolutivi. Generalmente sono causate da mutazioni in un singolo gene perciò, almeno in teoria, potrebbero essere curate correggendo direttamente il DNA dei malati. Magari prima ancora che la malattia inizi a manifestarsi. Una speranza in questo senso arriva da un lavoro pubblicato su Science Translational Medicine, che descrive un promettente approccio di editing genetico in feti di topo geneticamente predestinati a sviluppare una patologia polmonare letale. Continua a leggere

La prima mappa del cancro su scala genomica, con l’aiuto di CRISPR

Photo by Phil mynott

Data Center, Wellcome Sanger Institute

Se conosci il nemico e te stesso, la tua vittoria è sicura. Lo ha scritto oltre duemila anni fa lo stratega militare Sun Tzu, ma questa massima potrebbe valere anche per la ricerca oncologica ai tempi di CRISPR. Individuare i punti deboli delle cellule tumorali è il primo passo per identificare i bersagli molecolari da colpire con la prossima generazione di farmaci. E il Wellcome Sanger Institute di Cambridge ha appena fatto un balzo avanti decisivo verso il traguardo, stilando una lista di 600 target potenziali. Lo studio appena pubblicato su Nature dal gruppo diretto da Mathew Garnett ha come primi firmatari tre ricercatori, due dei quali italiani. Ad accompagnarlo, sempre sulla stessa rivista, c’è un paper gemello prodotto dal Broad Institute di Boston, che ne conferma i risultati seguendo un approccio alternativo. Continua a leggere