CRISPR in via di sviluppo

iitaLa buona notizia è che in futuro potrebbero arrivare in tavola platani e banane ottenuti da progenitori ripuliti dai virus con l’editing genetico. Un gruppo keniota dell’International Institute of Tropical Agriculture ha annunciato i primi risultati su Communications Biology e l’inizio è incoraggiante. Soprattutto se si considera che questi frutti rappresentano un alimento base in tanti paesi, e che il patogeno in questione (banana streak virus) limita il pool per il miglioramento genetico. Continua a leggere

CRISPR all’arrabbiata: la sfida del pomodoro hot

this image shows habanero peppers (a cultivated variety of capsicum chinense) credit emmanuel rezende navesDa quando Cristoforo Colombo li ha portati dalle Americhe, i peperoncini sono entrati prepotentemente nelle nostre cucine. Il genere Capsicum comprende oltre 30 specie (di cui solo 5 domesticate), molto diverse per forma, colore e piccantezza. Ciò che le rende hot è la dotazione di un tipo di alcaloidi, detti capsaicinoidi. Queste molecole sono prodotte da una complessa rete metabolica, pesantemente influenzata dalle condizioni dell’ambiente. Si dice che facciano bene alla salute, di sicuro stuzzicano il palato e sono alla base di una grande varietà di ricette tradizionali in tante regioni del mondo. I peperoncini però hanno un difetto, anzi due. Sono difficili da coltivare e anche piuttosto refrattari al miglioramento genetico. Ecco dunque l’idea messa nero su bianco su Trends in Plant Science da un gruppo di genetisti brasiliani: perché non trasferire la piccantezza dai peperoncini direttamente ai pomodori? Continua a leggere

Non è mai troppo tardi per imparare a crispare

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“Non è mai troppo tardi per imparare a riscrivere un genoma, si potrebbe dire parafrasando la vecchia trasmissione televisiva con cui il maestro Manzi ha insegnato l’italiano agli italiani. Insomma eccomi qui, a scuola di CRISPR. Non ho davanti un kit-giocattolo ordinato online, come quelli con cui si è già cimentato qualche collega giornalista in Italia e non solo. Ho la fortuna di partecipare a un corso a numero chiuso, organizzato dalla Società Italiana di Genetica Agraria (Siga) a Grugliasco, presso il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università di Torino. Dopo aver scritto tanto su CRISPR, sarò capace di “crispare”?”. Continua a leggere

La rivoluzione dei semi senza sesso

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Il Postdoc Imtiyaz Khanday e il Prof . Venkatesan Sundaresan con il riso apomittico nella serra dell’Università della California a Davis (Karin Higgins/UC Davis)

Per fare un seme ci vuole un frutto, così cantavamo da bambini. Poi a scuola ci hanno insegnato che il seme contiene un embrione, e che per farlo ci vuole un’ovocellula fecondata dal polline. Il sogno dei genetisti agrari, però, è sempre stato di riuscire a produrre i semi usando soltanto la cellula madre. Ebbene questo sogno si è realizzato: un gruppo guidato da Venkatesan Sundaresan, dell’Università della California a Davis, ha annunciato su Nature di aver sviluppato una varietà di riso capace di riprodursi efficientemente in modo asessuato. Attraverso semi che sono cloni geneticamente identici e vengono definiti “apomittici”. Continua a leggere

Un brindisi biotech al futuro del vino

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Aperitivo Biotech (foto di Marco Marazza)

Quando brinderete durante le feste, magari con un calice di prosecco, pensateci: le viti occupano il 3% del terreno coltivato in Europa, ma impiegano ben il 65% dei fungicidi. Se si diffondessero i vitigni di nuova generazione, resistenti a oidio e peronospora, l’uso di questi fitofarmaci crollerebbe. Se poi si consentisse il ricorso alle tecnologie di breeding più avanzate, come CRISPR, i vini che amiamo diventerebbero resistenti alle malattie più minacciose senza perdere nulla della propria identità genetica. Continua a leggere

Riso CRISPR o riso OGM: quale compreresti?

Rice_grains_(IRRI)In commercio non ci sono ancora piante modificate con l’editing genomico. Ma se ne trovaste una sugli scaffali del supermercato, accanto alla controparte OGM e a quella convenzionale, quale acquistereste? E a che prezzo? Un gruppo di economisti dell’Università dell’Arkansas lo ha chiesto a un campione di persone in 5 paesi che finora hanno mostrato atteggiamenti diversi sulle biotecnologie agrarie (Stati Uniti, Canada, Belgio, Francia e Australia), interpellando oltre 400 persone in ogni paese. Continua a leggere