Decodificare Venter, senza lenti ideologiche

Tra la fine degli anni ’90 e l’inizio degli anni 2000 andava di moda parlarne male: egotico, vendicativo, senza scrupoli, incarnava il diavolo agli occhi di chi non voleva che i capitali privati macchiassero l’innocenza della ricerca pubblica nella nascente genomica. Ma ormai la sfida lanciata da Craig Venter al consorzio pubblico del Progetto Genoma Umano è un ricordo lontano e lui non c’è più (è morto a 79 anni per un tumore, il 29 aprile 2026). L’ego ingombrante, dunque, ha smesso di fare ombra agli innegabili meriti. Eccone alcuni, in buona parte da condividere con il Nobel Hamilton Smith, che lo ha seguito in molte avventure e lo ha preceduto nell’uscita di scena lo scorso anno. (Continua su Le Scienze)

CRISPR alla simulazione della plenaria UE

AGO.RAí (ASSEMBLEA GENERALE DI ORVIETO RAGAZZI) è un progetto ideato e promosso dall’IIS Majorana-Maitani di Orvieto che coinvolge gli studenti delle scuole superiori in una simulazione dell’Assemblea Generale del Parlamento Europeo. I partecipanti, suddivisi in sei commissioni, discutono e votano le risoluzioni da loro stessi elaborate sui temi proposti annualmente. Anna Meldolesi vestirà i panni dell’esperta audita per il tema ingegneria genetica/editing genomico.

Craig Venter: molte sfide vinte e una in sospeso

Photo credit Brett Shipe / J. Craig Venter Institute

Craig Venter è stato il primo uomo a leggere il proprio genoma (la sua sequenza completa è stata pubblicata nel 2007). Ha potuto studiare le proprie predisposizioni genetiche e sottoporsi ai test più avanzati per verificarne l’attendibilità nel mondo reale. Nel 2014 ha lanciato una company chiamata Human Longevity proprio per costruire ponti tra sequenze e diagnosi. In questo modo nel 2016 aveva identificato e sconfitto un tumore alla prostata, ma scienza e fortuna non sono bastate a salvarlo una seconda volta nel 2026. Quando il 29 aprile se n’è andato, non aveva realizzato tutto quello che avrebbe voluto, ma più che abbastanza per assicurarsi un posto nella storia e forse anche per farsi apprezzare da molti dei suoi vecchi rivali. [Continua su Osservatorio Terapie Avanzate]

Alti e bassi della medicina CRISPR, dove stiamo andando

L’Innovative Genomics Institute, fondato da Jennifer Doudna, torna a fare il punto sui trattamenti di editing in via di sperimentazione nel mondo per malattie genetiche e non solo

Fra i tagli alla ricerca dell’amministrazione Trump, la contrazione dei fondi di venture capital e le incertezze create dalle mutevoli politiche in ambiti confinanti, come i vaccini a RNA, l’ultimo anno è stato tutt’altro che tranquillo per le terapie basate sull’editing genomico. Ciò nonostante, i trial clinici hanno continuato a crescere e un paio di trattamenti si avvicinano alla commercializzazione. Inoltre il successo della prima terapia personalizzata sviluppata per un neonato con una malattia rara (Baby KJ) ha avviato un ripensamento regolatorio che promette di creare nuove opportunità. È questa l’ultima fotografia scattata dall’Innovative Genomics Institute, che monitora regolarmente progressi e prospettive della medicina CRISPR. (Continua su Osservatorio Terapie Avanzate)

Il DNA senza stampo e nessun dogma infranto

Forse vi è capitato di imbattervi in una news di Science pubblicata la scorsa settimana con una certa enfasi. Titolo: “Scienziati sbalorditi dal ‘modo fondamentalmente nuovo’ in cui la vita produce il DNA”. Sottotitolo: “Un sistema di difesa batterico appena scoperto mette in discussione il dogma centrale del codice genetico”. Per come l’ha spiegata il reporter Richard Stone (che di solito non copre la biologia molecolare, ma fa inchieste sul campo in paesi difficili), sembra che sia stato trovato un enzima batterico (DRT3b) capace di sintetizzare il DNA in modo diverso dal solito. Usando la struttura chimica dei suoi aminoacidi come calco, al posto di uno stampo genomico.

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Prove tecniche per accendere la fotosintesi

Alza un gene qui, abbassa un gene là. Per potenziare le capacità fotosintetiche delle piante, probabilmente, bisognerà imparare a dirigere con maestria un’orchestra di geni. Riuscirci sarebbe utile per immagazzinare almeno una parte delle emissioni di anidride carbonica colpevoli dei cambiamenti climatici e anche per aumentare i raccolti. I ricercatori dell’Innovative Genomics Institute fondato da Jennifer Doudna lavorano su un enzima chiave detto rubisco e per mappare gli elementi da editare per accendere la fotosintesi nelle piante del futuro.

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Un anno da metalupi

Il 7 aprile del 2025 sgranavamo gli occhi davanti alle prime immagini dei lupi “arcaicizzati” grazie a interventi multipli di editing genetico, ricordate? Quasi subito sono partite le polemiche: è vera de-estinzione? sono veri metalupi? Ovviamente i metalupi sono animali immaginari, mentre de-estinzione è un neologismo che può essere interpretato in modo più o meno restrittivo. Per non rimanere intrappolati nella disputa linguistica, diciamo che si è trattato del recupero genetico di alcuni tratti scelti a partire dal genoma di una specie estinta (l’enocione) che ha ispirato una serie di fantascienza. Archiviata la questione lessicale, a un anno di distanza, la domanda è: come stanno questi lupacchiotti tanto speciali?

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La fine della clonazione infinita

Un esperimento durato 20 anni uscito su Nature Communications ha dimostrato che la clonazione seriale di un singolo topo raggiunge un limite insuperabile alla 58ª generazione. Le mutazioni del DNA si accumulano in modo incontrollato, rendendo impossibile continuare. Questa scoperta, come vedremo, potrebbe avere delle conseguenze anche per alcuni filoni di ricerca basati sull’editing genomico.

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