Mini-cervelli di Neanderthal assemblati con CRISPR

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Poter sbirciare nel cervello di un uomo di Neanderthal sarebbe un sogno per qualsiasi studioso dell’evoluzione dell’intelligenza umana. Per farsi un’idea delle capacità cognitive dei nostri parenti più stretti, finora, antropologi e neuroscienziati hanno dovuto accontentarsi di studiare la forma dei crani fossili e le testimonianze archeologiche rinvenute nei siti neandertaliani. Ora però siamo di fronte a una nuova frontiera che si apre, alla confluenza fra tre settori caldi delle scienze della vita: la paleogenomica (ovvero lo studio su larga scala del DNA antico), gli organoidi (ovvero la possibilità di assemblare dei modelli in 3D degli organi umani a partire da cellule staminali in coltura) e CRISPR (la tecnica più in voga per l’editing genomico, vale a dire per la correzione mirata delle lettere del DNA). Continua a leggere

Rivoluzione senza frontiere

CRISPR Democratization

CRISPeR maniaci di tutto il mondo unitevi. Il CRISPR Journal mette in copertina la democratizzazione dell’editing genomico e dedica un approfondimento alla società no-profit che sta globalizzando l’avventura scientifica di CRISPR. Si chiama Addgene e funziona come centro di raccolta e smistamento degli ingredienti chiave di questa tecnologia. Qualche tempo fa la MIT Technology Review l’ha paragonata a un’Amazon (o a un’Ikea) capace di soddisfare le richieste per componenti biologiche in arrivo da tutti i paesi del mondo, o quasi. Ma in questo caso l’obiettivo non è guadagnarci sopra. Continua a leggere

Rischio cancro? Piano con l’allarmismo su CRISPR

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Credit: Ernesto del Aguila III, National Human Genome Research Institute, NIH

Le terapie geniche a base di CRISPR potrebbero avere effetti collaterali cancerogeni? Ad accendere i riflettori su questo rischio potenziale sono stati due lavori pubblicati su Nature Medicine, che hanno attirato l’attenzione dei media internazionali, penalizzando le quotazioni in borsa delle più importanti società del settore. Gli specialisti però invitano alla calma. CRISPR non è magica, e nessuna tecnologia è esente da limiti e difetti. Ma finora tutti gli allarmi lanciati su questa piattaforma per l’editing genomico sono stati ridimensionati dopo un esame più attento. Seppure gli ultimi dati dovessero essere confermati da studi più approfonditi, è probabile che il rischio cancro possa essere contenuto o eliminato adottando contromisure adeguate. Continua a leggere

CRISPR, reinventiamo l’acronimo!

Crispr scarabeoCambiare nome non avrebbe senso. Ci siamo abituati e ci piace così. Ma il significato letterale dell’acronimo CRISPR ormai ci va stretto. Perché non reinventarlo? Nell’immagine sotto c’è la spiegazione ufficiale dell’acronimo, così com’è stato coniato dal microbiologo Francisco Mojica, e poi a seguire un paio di proposte avanzate da me. Perché quando si dice CRISPR, è raro ormai che ci si riferisca alle sequenze batteriche che sono servite come fonte di ispirazione per i biotecnologi. Ci si riferisce quasi sempre alla tecnica di editing genomico, che dovrebbe chiamarsi CRISPR-Cas ma viene comunemente accorciata in CRISPR. Il gioco per trovare nuovi significati al vecchio acronimo è aperto a tutti i CRISPeR-maniaci. Qualche idea?  Continua a leggere

Huntington’s Days 2018

meldolesi Wild Zuccato 2Quattro risorse per capire come la medicina del DNA sta accelerando la ricerca di una cura per l’Huntington. Lo streaming del convegno del 30 maggio a Torino, ospite d’onore Ed Wild, coordinatore globale insieme a Sarah Tabrizi della sperimentazione che sta accendendo tante speranze. L’articolo che ho scritto sulla sperimentazione per il Corriere della sera. L’intervista completa che ho fatto a Ed Wild, in inglese. Il dialogo con Chiara Zuccato, su come CRISPR viene usata al CattaneoLab.

Chicchi ricchi. L’exploit del riso CRISPR

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Jian-Kang Zhu (courtesy of Purdue University)

Un balzo di produttività di circa 30 punti percentuali. È il risultato annunciato sulla rivista PNAS da un gruppo cinese, che ha saputo sfruttare nel riso le capacità multitasking di CRISPR. Questa tecnica di editing del DNA può essere applicata contemporaneamente su molti geni, perciò è utilissima in campo vegetale per lavorare con genomi complessi e famiglie geniche ridondanti. In questo caso è stata usata per studiare tredici dei geni che codificano per i recettori dell’acido abscissico, un ormone che aiuta le piante a proteggersi dalle condizioni avverse chiudendo gli stomi e rallentando la crescita. Continua a leggere