Ecco Klara, il pesciolino CRISPR trasparente

Si chiama Killi turchese, è un piccolo pesce africano d’acqua dolce ed è considerato un organismo modello per gli studi sull’invecchiamento. Adesso i ricercatori potranno osservare molto più facilmente i cambiamenti degli esemplari di questa specie (Nothobranchius furzeri), perché un gruppo tedesco ha utilizzato CRISPR per eliminare tre geni in un colpo solo, facendo scomparire la loro bellissima livrea pigmentata.

La linea Killi trasparente, ribattezzata Klara, è stata presentata sulla rivista eLife, che ha anche diffuso questo video su twitter. L’idea non è nuova, infatti nei laboratori guizzano già dei mutanti depigmentati di zebrafish e medaka. Ma Klara è un prezioso nuovo arrivo, soprattutto per gli studiosi di aging. Infatti, nonostante vivano poco (da pochi mesi a circa un anno), questi pesci mostrano alcuni segni di invecchiamento presenti anche nei mammiferi, compreso l’accorciamento delle estremità dei cromosomi.

Apomissia: il Santo Graal è a portata di mano

Ingegnerizzando in specie fondamentali per l’alimentazione umana la capacità di produrre semi in maniera asessuale diventa possibile riseminare i raccolti. Ora che questo traguardo è stato raggiunto nel riso abbiamo chiesto a Emidio Albertini dell’Università di Perugia di illustrarci sfide e prospettive. (Continua su Agriscienza)

La Gran Bretagna apre alle piante CRISPR

© Brian Bould

Mentre l’Unione europea è ancora alle prese con la revisione del suo quadro regolatorio sugli OGM, la Gran Bretagna post-Brexit ha già deciso. Alla fine di marzo Londra ha approvato la legge che regolamenta in modo più leggero l’editing genetico in campo agrario, Genetic Technology (Precision Breeding) Act, con l’assenso di Re Carlo e per la gioia della comunità scientifica britannica. Per chi conosce la storia della controversia sulla modificazione genetica delle piante, si tratta di un evento epocale a forte valore simbolico.

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Viti CRISPR, cosa si fa in Italia?

“C’è più spirito in queste bottiglie che in tutti i libri di filosofia del mondo”, scriveva nel 1843 Louis Pasteur pregustando il piacere di brindare con un amico (Charles Chappuis). Il microbiologo francese, di cui si è celebrato da poco il bicentenario della nascita, è stato uno dei padri della scienza del vino, oltre che della teoria dei germi. Chissà cosa scriverebbe oggi, sapendo quanto lavoro stanno facendo i genetisti per preservare lo spirito degli antichi vitigni e proteggerli al tempo stesso dalle insidie degli agenti patogeni. (Continua su AgriScienza)

Il freestyle di ChatGPT

credit: University of Cambridge

La doppia elica del DNA sta per compiere 70 anni. Chiara Lalli ed io ne abbiamo scritto sul magazine del Corriere nella nostra rubrica DuePunti. Ma come omaggio mi sembrava ancora un po’ pochino. Perciò ho chiesto aiuto all’intelligenza artificiale: “Caro Chat, mi improvvisi un rap dalla doppia elica a CRISPR?”. Detto, fatto.

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Il summit di Londra e il fantasma di Hong Kong

La paziente simbolo delle terapie CRISPR, l’afroamericana Victoria Gray, ha parlato per la prima volta a un convegno scientifico, emozionando la platea di specialisti (credit The Royal Society)

La Human Genome Editing Initiative è arrivata al terzo – e forse ultimo – atto. Il primo summit (Washington 2015) si era svolto all’insegna dell’entusiasmo per l’invenzione di CRISPR, con lo scopo dichiarato di avviare un dialogo costruttivo tra scienza e società. La seconda edizione (Hong Kong 2018) è stata monopolizzata dall’annuncio della nascita in Cina dei primi esseri umani geneticamente modificati. La scorsa settimana gli specialisti riuniti nella capitale britannica (Londra 2023) hanno provato a superare lo shock e a concentrarsi sulle prossime sfide: allargare il ventaglio delle malattie trattabili, ridurre i costi delle terapie, semplificarle perché siano somministrabili ovunque nel mondo, raggiungere il maggior numero possibile di malati. (Continua su Osservatorio Terapie Avanzate)

Editare le colture per catturare più CO2

credit CSR wire

Ridurre drasticamente le emissioni di gas serra è indispensabile, ma non basta. Per contenere l’impatto della crisi climatica bisognerà anche ripulire l’atmosfera, almeno parzialmente, dall’anidride carbonica emessa. La prima buona notizia è che le piante fanno questo per natura, attraverso la fotosintesi: usano l’energia solare per fissare la CO2 producendo zuccheri. La seconda è che è stato avviato un ambizioso programma scientifico finalizzato a potenziare, con l’aiuto dell’editing genomico, sia la capacità di cattura che di immagazzinamento della CO2 in alcune specie di interesse agrario, a cominciare da sorgo e riso. (Continua su AgriScienza)

L’editing impara dai vaccini a RNA

La pandemia ha accelerato i progressi nel campo delle nanoparticelle lipidiche e adesso a beneficiarne saranno le terapie avanzate che si basano sul sistema CRISPR.

I problemi della terapia genica sono tre: vettori, vettori, vettori. Il primo a dirlo potrebbe essere stato il premio Nobel Harold Varmus, poi tanti ricercatori hanno ripreso questo slogan che resta tuttora vero. Volendo aggiornare la celebre frase, comunque, si potrebbe aggiungere che le sfide sono tre: manufacturing, manufacturing, manufacturing. In effetti oltre a progettare sistemi sempre più efficienti e sicuri per trasportare nei tessuti giusti le molecole necessarie a correggere il DNA, bisogna riuscire a produrli su larga scala, per poter rendere i trattamenti disponibili a un numero potenzialmente elevato di pazienti. La buona notizia è che i recenti progressi in questa direzione sono stati notevoli. [Continua su Osservatorio Terapie Avanzate]

BananApocalisse: quanto dobbiamo preoccuparci?

Albert Eckhout, Natura morta di agrumi e banane

L’allarme sull’incombente estinzione delle banane è stato rilanciato insistentemente dai media nell’ultimo decennio. È stato coniato addirittura il neologismo “bananapocalisse”. Quanto dobbiamo essere preoccupati? E cosa stanno facendo i genetisti vegetali per garantire lunga vita a questo frutto amato dai consumatori di tutto il mondo e celebrato da tanti artisti? [Continua su AgriScienza]