Tre assaggi del CRISPR Journal

Rodolphe Barrangou lab at North Carolina State University.

Uno, c’è l’entusiasmo dell’editoriale inaugurale di Rodolphe Barrangou, il direttore della nuova rivista tutta dedicata a CRISPR. Con i suoi studi sui batteri ha aperto la strada alla prima applicazione utile del sistema CRISPR, nella produzione di yogurt e formaggi. Lasciata la ricerca privata alla DuPont per quella pubblica alla N.C. State University, Barrangou continua a dedicarsi al settore alimentare e questo nella foto è il suo team. Continua a leggere

Il corpo umano attacca CRISPR. Possiamo rimediare?

MIT tech rev 5 Jan 2018“Ehi. CRISPR potrebbe non funzionare sulle persone”. Leggendo un titolo così sul sito della MIT Technology Review, con la firma di Antonio Regalado, i dolcetti della befana mi sono andati di traverso. Ma niente paura la notizia non è poi così brutta come sembra. Continua a leggere

2018: Happy New Edit!

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Il 2017 si è chiuso con oltre tremila articoli scientifici indicizzati su PubMed dedicati a CRISPR. Dei più importanti ho scritto qui sul blog, ma ci sono state settimane in cui ho avuto l’imbarazzo della scelta su quale studio raccontare. E che la CRISPR-mania dilaghi, dentro e fuori i laboratori, è evidente anche se si digita la parola chiave CRISPR su Google, il 31 dicembre si ottenevano 6.810.000 risultati. Non ci sono dubbi che anche il 2018 sarà un anno caldo per questa tecnologia di editing genomico, con una nuova rivista peer-reviewed dedicata (The CRISPR Journal) pronta al debutto e un super meeting in programma a giugno (ne abbiamo ripreso il logo per illustrare il post).  Continua a leggere

CRISPR ridà l’udito ai topi di Beethoven

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Si chiamano topi di Beethoven in onore del celebre compositore che perse l’udito intorno ai trent’anni di età. Gli esemplari di questo ceppo, infatti, sono un modello sperimentale per lo studio della sordità genetica, perché portatori di una mutazione puntiforme che, col passare del tempo, finisce per renderli sordi. Ora un gruppo del Broad Institute ha dimostrato di poter fermare questo processo degenerativo, grazie alla terapia genica basata sulla tecnica CRISPR. Il lavoro, appena pubblicato su Nature, porta la firma del chimico David Liu, che proprio questa settimana è stato indicato dalla stessa rivista come una delle 10 personalità più significative dell’anno, per aver messo a punto i correttori di basi capaci di cambiare le singole lettere del DNA. Continua a leggere

Chi è David Liu, nuova stella di CRISPR

 

Californiano, figlio di un ingegnere aerospaziale e di una fisica, entrambi originari di Taiwan. È il 44enne David Liu la stella di CRISPR che ha brillato di più nel 2017, almeno secondo Nature, che lo ha inserito tra le personalità che hanno reso speciale l’anno che sta per finire. A giudicare da un vecchio profilo pubblicato su Harvard Gazette il chimico del Broad Institute sarebbe perfetto per una puntata della serie cult The Big Bang TheoryContinua a leggere

Le 10 metafore più usate per CRISPR

Doudna Zhang metaphorsUn’immagine vale più di mille parole, e la scienza ha sempre fatto uso di metafore, analogie e similitudini a forte impatto visivo per descrivere concetti e processi che altrimenti sarebbero risultati difficilmente comprensibili. Il dibattito sul potere di persuasione esercitato con questo tipo di strategie comunicative è aperto. Fatto sta che in passato qualcuno si è interrogato sulle conseguenze regolatorie delle scelte lessicali adottate in relazione ad altre tecnologie: internet è un’autostrada, una nuvola o un ecosistema? Ora dunque è lecito ragionare su come convenga rappresentare CRISPR. È il pugno della vittoria che mette i geni KO o la mano di Dio? Un artificiere che disinnesca le bombe genetiche, un meccanico che ripara il genoma, un chirurgo dotato di bisturi? Continua a leggere

L’editing incontra l’epigenetica

lucine crisprCorreggere tre malattie genetiche senza cambiare neppure una lettera del DNA. Può sembrare impossibile ma per riuscirci è bastato far incontrare le due tendenze più calde della ricerca in biomedicina. Una è la tecnica CRISPR, che consente di intervenire in modo mirato sui geni bersaglio grazie all’utilizzo di una macchina molecolare programmabile. L’altra è l’epigenetica, ovvero lo studio delle modificazioni chimiche che influiscono su accensione e spegnimento dei geni anziché sulla successione delle loro lettere. Da questa unione è nato un approccio che può essere chiamato editing epigenetico, perché le correzioni sono precise e puntuali come nella lavorazione editoriale di un testo (l’editing appunto), e perché avvengono a un livello che sta al di sopra di quello genetico (epi-genetico). Continua a leggere

Gene drive: l’esperimento è (anche) sociale

Harvard Mag Pete RyanScegliete una parola per completare la frase. “I gene drive sono un ambizioso esperimento di …”. Genetica? Ecologia? Evoluzione? Ovviamente i gene drive sono tutto questo e di più. A pensarci bene, rappresentano anche un grande esperimento di tipo sociale, su comunicazione del rischio, public engagement, processi partecipativi. Non sappiamo ancora se questi “acceleratori genetici”, progettati per favorire la diffusione di geni di interesse con l’aiuto di CRISPR, funzioneranno in campo aperto come ci si augura. Se ci permetteranno davvero di impedire agli insetti vettori di trasmettere malattie killer come la malaria o se ci consentiranno di eliminare le specie invasive che minacciano la biodiversità degli ecosistemi insulari. Per arrivare a scoprirlo sarà necessario prima di tutto negoziare (con l’opinione pubblica, i gruppi di pressione, i regolatori, i governi) il via libera per sperimentare la tecnologia fuori dai laboratori, in condizioni controllate. Oggi questa impresa per la costruzione di un consenso condiviso prende ufficialmente le mosse con l’impegno sottoscritto su Science dai grandi sponsor della ricerca sui gene drive. Tra le organizzazioni che hanno aderito ci sono fondazioni e istituti di ricerca sparsi tra Stati Uniti e India, Nuova Zelanda e Canada, Gran Bretagna e Francia. In prima fila, naturalmente, la Fondazione di Bill e Melinda Gates con il suo progetto Target MalariaContinua a leggere