Gene drive: l’esperimento è (anche) sociale

Harvard Mag Pete RyanScegliete una parola per completare la frase. “I gene drive sono un ambizioso esperimento di …”. Genetica? Ecologia? Evoluzione? Ovviamente i gene drive sono tutto questo e di più. A pensarci bene, rappresentano anche un grande esperimento di tipo sociale, su comunicazione del rischio, public engagement, processi partecipativi. Non sappiamo ancora se questi “acceleratori genetici”, progettati per favorire la diffusione di geni di interesse con l’aiuto di CRISPR, funzioneranno in campo aperto come ci si augura. Se ci permetteranno davvero di impedire agli insetti vettori di trasmettere malattie killer come la malaria o se ci consentiranno di eliminare le specie invasive che minacciano la biodiversità degli ecosistemi insulari. Per arrivare a scoprirlo sarà necessario prima di tutto negoziare (con l’opinione pubblica, i gruppi di pressione, i regolatori, i governi) il via libera per sperimentare la tecnologia fuori dai laboratori, in condizioni controllate. Oggi questa impresa per la costruzione di un consenso condiviso prende ufficialmente le mosse con l’impegno sottoscritto su Science dai grandi sponsor della ricerca sui gene drive. Tra le organizzazioni che hanno aderito ci sono fondazioni e istituti di ricerca sparsi tra Stati Uniti e India, Nuova Zelanda e Canada, Gran Bretagna e Francia. In prima fila, naturalmente, la Fondazione di Bill e Melinda Gates con il suo progetto Target Malaria

I rischi ecologici legati alla modificazione genetica di intere popolazioni selvatiche di zanzare o altre specie bersaglio sono innegabili. I modelli matematici e gli studi in ambienti confinati, insieme allo sviluppo di stratagemmi biotech reversibili, possono aiutarci a ridurli, ma non azzerarli. La posta in gioco è altissima dal punto di vista dei vantaggi possibili: la malaria da sola uccide oltre 400.000 persone l’anno, condannando al sottosviluppo enormi aree geografiche. Se fosse possibile sconfiggerla, sarebbe una svolta per la storia dell’umanità. Lo straordinario potenziale dei gene drive però rischia di rimanere solo sulla carta, se la società deciderà di opporsi all’uso di questa tecnologia.

Ricette facili per avviare un dialogo onesto e costruttivo non ci sono, anche se le controversie del passato recente qualcosa hanno insegnato. Gli Ogm, in particolare, sono considerati sicuri dalla quasi totalità degli esperti, eppure vengono percepiti come un pericolo da molti consumatori. Forse anche perché il loro arrivo è stato vissuto come un’imposizione, e la fiducia riposta dai promotori in questa tecnologia è apparsa ad alcuni come una forma di arroganza. Ebbene, la comunità scientifica che si occupa di gene drive è decisa a non ripetere lo sbaglio. Questo filone di ricerca, dunque, si preannuncia come un banco di prova per un nuovo approccio alla gestione delle innovazioni potenzialmente controverse. Con molti anni di anticipo rispetto al possibile debutto della tecnologia fuori dai laboratori, abbiamo già un impegno pubblico a rispettare elevati standard di integrità, trasparenza e responsabilità nelle attività di ricerca, ma anche di condivisione dei dati, dialogo con l’opinione pubblica, collaborazione con le popolazioni locali. Il prossimo passo di sponsor e sostenitori sarà riunirsi in un forum per discutere di come trasformare le parole in fatti.

A molti piace pensare che un tempo la società fosse sempre pronta ad accogliere le innovazioni a braccia aperte, e che le difficoltà che oggi la scienza incontra per farsi capire e accettare siano un fenomeno nuovo, imputabile a derive dilaganti come l’anti-intellettualismo e le fake news. Ma è vero solo in parte: la storia delle innovazioni è piena di esempi di tecnologie utili che sono state avversate accesamente. Oggi più che mai è impensabile affidarsi a un processo che sia esclusivamente top-down, con gli scienziati in alto che inventano e spiegano ai profani, e la gente in basso che ascolta e dice sì. Le incertezze dei processi partecipativi, comunque, non sono inferiori alle incertezze degli esperimenti scientifici che si vorrebbero condurre. Non è detto che tutti i cittadini vogliano essere interpellati su questioni tecnicamente così difficili, e allora come si selezionano i soggetti? Le lobby più vocali non sono sempre rappresentative dei sentimenti popolari. E se dopo tutti gli sforzi di dialogo prevalessero le voci contrarie, che lezione trarremmo dal fatto che la società è disposta a rinunciare a tecnologie potenzialmente tanto rilevanti per il bene comune?

[L’illustrazione di Pete Ryan è stata pubblicata su Harvard Magazine]

 

4 thoughts on “Gene drive: l’esperimento è (anche) sociale

  1. Intuisco dottoressa che il gene drive porti con sé un potenziale di intervento come non abbiamo mai sperimentato. A me sinceramente emozione questa possibilità pur rendendomi conto della necessità di valutazioni condivise, scientifiche e politiche.
    Credo comunque che sarà difficile emencipare il dibattito dagli aspetti emotivi che una cosa come questa susciterà nel pubblico non specialistico. Saluti

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  2. Dottoressa. Ho provato a capirci un poco di più sulla tecnica del Gene Drive in rapporto a CRISPR ma non sono certo di esserci riuscito. Mi pare di avere inteso che l’attivazione di CRISPR/cas9 durante la fecondazione causa una rottura di un allele che viene sostituito da quello che noi vogliamo diventi predominante (un allele ovviamente negativo per la specie bersaglio). La cosa accadrebbe perché i meccanismi di riparazione userebbero la sequenza delle basi del nostro gene per riparare l’altro creando un’omozigosi. Poi ho letto, mi corregga se dico castronerie, che per mettersi al riparo dall’esclusione di questo meccanismo (non ho capito perché…perdita genica? Una qualche forma di selezione naturale? Mutazioni casuali che alterano la sequenza del gene bersaglio di CRISPR?) bisogna avere più punti di azione ma non ho capito se si intende con ciò più geni o più loci nel medesimo gene. Infine il dubbio più grosso: ma come fa il sistema CRISPR/cas a essere ereditato da una generazione e l’altra? Perché mica ci siamo noi a rimetterlo dentro a ogni uovo di zanzara. Grazie e mi scusi ma ho necessità di comprendere le cose di cui sento parlare o almeno di provarci.

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