
CRISPR per la transizione ecologica agricola



Questa fotografia, postata su Twitter dal project leader Nigel Halford, mostra la semina sperimentale effettuata a fine ottobre dall’istituto Rothamsted Research in Inghilterra. È la prima volta che del frumento editato con CRISPR esce dalle serre per andare ai test in campo.
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A cosa serve saper editare qualsiasi mutazione, se il via libera richiede ogni volta anni di attesa e milioni di dollari? La scomoda verità di Fyodor Urnov al World CRISPR Day.
Il genetista di Berkeley è stato un pioniere dell’era avanti CRISPR ed è tuttora una delle voci più influenti del dopo CRISPR. È stato lui a inventare, insieme a due colleghi, l’espressione “editing genetico”, portandola sulla copertina di Nature nel 2005. La sua ultima lezione alla conferenza internazionale su CRISPR del 20 ottobre 2021 ha avuto l’effetto di una scossa. Urnov infatti ha dedicato solo pochi minuti a celebrare i successi ottenuti fin qui. Si è soffermato, invece, sui casi di due pazienti, portatori di mutazioni rarissime, che in teoria avrebbero potuto beneficiare dell’editing ma non hanno avuto questa chance. Perché nella pratica non esistono le condizioni per editare tutti i malati editabili. Urnov la chiama la sfida dell’N=1. (Continua su Osservatorio Terapie Avanzate)

Il CRISPR Journal ha pubblicato un’interessante analisi bibliometrica che, studiando i numeri delle pubblicazioni accademiche e le relazioni tra autori e temi, ricostruisce la storia e l’evoluzione di CRISPR come ambito disciplinare. Io ne ho scritto per Corriere Innovazione. Qui sul blog ci tengo a riportare almeno la parte alta della classifica dei CRISPR scientist (che vede in testa Jennifer Doudna assediata da Feng Zhang), perché mi consente di rendere omaggio ad altri pionieri di cui ho scritto ancora troppo poco. Sotto trovate anche il testo del mio pezzo, ma per approfondire i dettagli (e vedere le mappe) consiglio di leggere l’articolo originale sul CRISPR Journal.




Un rene suino, geneticamente editato per ridurre il rischio di rigetto immediato, è stato collegato al corpo di una donna in morte cerebrale. Nei tre giorni del periodo di osservazione, secondo il chirurgo a capo del team, l’organo ha funzionato bene. Per il settore degli xenotrapianti potrebbe essere un nuovo inizio, lungo una strada ancora ricca di incognite.
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I due fratelli di Pistoia di 19 e 23 anni sono stati trattati al Bambin Gesù di Roma (lei ad agosto 2021, lui a novembre 2020) dal gruppo di Franco Locatelli, nell’ambito della prima sperimentazione internazionale con CRISPR, avviata nel 2019 negli Stati Uniti. La terapia genica a base di CRISPR è servita a riattivare la produzione di emoglobina fetale, per compensare la loro emoglobina adulta resa difettosa dalla talassemia. Prima del trattamento avevano bisogno di trasfusioni di sangue ogni 15-20 giorni. Per saperne di più, il link all’articolo di Repubblica (riservato agli abbonati), e un mio approfondimento sull’uso di CRISPR per anemia falciforme e talassemia.