CRISPR può resuscitare Neanderthal?

Oltre duecento anni dopo la pubblicazione del capolavoro di Mary Shelley, in tanti abbiamo visto l’ultimo film dedicato a Frankenstein. Nella versione di Guillermo del Toro la “mostruosa” creatura ha un che di seduttivo, ma la sua diversità è una condanna alla solitudine. Nel complesso la storia continua a essere un monito sulla scienza che è capace di grandi exploit ma non di prendersi cura delle sue invenzioni. E allora, chi oggi assembla geni per riportare in vita specie estinte commette lo stesso errore del dottore che voleva sconfiggere la morte assemblando cadaveri? Dobbiamo preoccuparci che, dopo piccioni viaggiatori e mammut, i sostenitori della de-estinzione oseranno cimentarsi con gli uomini arcaici? Ne ho scritto su Le Scienze, interpellando il paleogenetista Tom Gilbert, lo specialista di organoidi neandertalizzati Alysson Muotri, la bioeticista Alta Charo e la giurista Marta Tomasi.

Bimbi editati e poli-selezionati: cosa sta succedendo?

Un’inchiesta del Wall Street Journal ha indagato sulle aziende della Silicon Valley che si stanno spingendo verso le frontiere più controverse della fecondazione assistita. Mescola due temi abbastanza diversi. Numero uno: la produzione di numerosi embrioni tra cui scegliere sulla base di un punteggio poligenico che comprende propensioni relative a centinaia di malattie e anche a una manciata di caratteristiche non-mediche desiderabili (ne avevamo scritto per la rubrica DuePunti sul magazine del Corriere, parlando in particolare della company Orchid). Numero due: l’editing genetico degli embrioni (detto anche editing ereditabile o editing germinale) di cui tante volte abbiamo parlato in seguito al caso delle CRISPR babies cinesi e che oggi sembra trovare nuovi spazi (la company più chiacchierata si chiama Preventive). La puntata odierna di Radio 3 Scienza parla soprattutto di questa seconda modalità, l’editing, con una scheda iniziale mia (Che fine hanno fatto Lulu e Nana?) e con interviste in diretta al pioniere della terapia genica Luigi Naldini e al bioeticista Maurizio Balistreri.

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Jennifer e Jim (Mr DNA raccontato da Lady CRISPR)

Il fascino delle molecole scoperto leggendo “La doppia elica”, l’eccitazione del primo invito a Cold Spring Harbor, la malinconia dell’ultima visita al genio caduto in disgrazia.

In attesa dell’attesissima biografia di James Watson firmata dallo storico della scienza Nathaniel Comfort, dopo aver letto alcuni degli obituary apparsi sulle testate specializzate e mainstream, può essere interessante provare a interpretare la complessa figura del grande scienziato accusato di sessismo attraverso la lente di una grande scienziata. L’occasione è offerta dalla biografia di Jennifer Doudna scritta da Walter Isaacson, dove l’inventrice di CRISPR tra le altre cose racconta come la sua vita si è incrociata con quella dello scopritore della struttura del DNA in tre circostanze che hanno lasciato il segno. Il libro è intitolato “The Code Breaker” ed è stato tradotto in Italia da Mondadori con il titolo “Decifrare la vita”.

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Riusciranno bioingegneria e AI a sostituire i test sugli animali?

Le nuove metodologie di approccio (NAM) hanno un brillante futuro davanti ma andrebbero considerate complementari anziché alternative alla sperimentazione classica.

Gli enti regolatori e finanziatori in Usa ed Europa stanno promuovendo iniziative ambiziose per favorire lo sviluppo e l’adozione di sistemi avanzati capaci di testare gli effetti di farmaci e altre sostanze chimiche senza ricorrere all’utilizzo di cavie. La speranza è che la ricerca biomedica possa diventare al tempo stesso più etica, più sicura e più economica. Ma la sfida è complessa e le esigenze possono variare a seconda delle applicazioni, cosicché alcune voci chiedono di affrettare la “transizione” mentre altre ammoniscono che sarebbe rischioso bruciare le tappe. Gli articoli pubblicati recentemente dalle più influenti testate scientifiche fotografano un dibattito polarizzato ma suggeriscono anche una possibile sintesi.  (Continua su Osservatorio Terapie Avanzate)

Ovuli e spermatozoi artificiali, quanto è vicino il traguardo?

I progressi ottenuti in Giappone con gli esperimenti sui topi hanno indicato la via ma replicare questi risultati nella specie umana porrà problemi tecnici, etici e legali

La gametogenesi è il processo che serve a formare i gameti, ovvero le cellule sessuali maschili e femminili. In natura avviene all’interno dei testicoli e delle ovaie, a partire da cellule progenitrici che ricevono una varietà di stimoli. Replicare il processo in vitro è già possibile almeno nel topo, anche se con una bassa efficienza. Alcuni specialisti si aspettano che tra un decennio le conoscenze e le tecniche saranno progredite al punto da poterle applicare alla specie umana, per produrre sia spermatozoi che ovuli a partire da cellule di altre parti del corpo, da persone di entrambi i sessi. Questo aiuterebbe le coppie infertili ad avere figli biologici senza donatori esterni, ma aprirebbe anche la porta a scenari problematici. (Continua su Osservatorio Terapie Avanzate)

Salvataggi genetici per la biodiversità? Avanti con cautela

Photo©IUCN/Andrew McConnell/Workers Photos

L’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) ha respinto la richiesta di moratoria e approvato una risoluzione che riconosce rischi e benefici delle tecniche SynBio, auspicando valutazioni caso per caso

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Gli Usa contro l’RNA: com’è andata a finire?  

La scorsa primavera avevamo riferito della possibile caduta in disgrazia della tecnologia dell’RNA messaggero presso l’amministrazione americana. Nonostante il Nobel a Katalin Karikó e Drew Weissman, nonostante i milioni di vite salvate dai vaccini a RNA durante la pandemia di Covid. Com’è andata a finire? 

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La carne CRISPR e il difficile dibattito sul benessere animale

Il settore zootecnico è quello in cui le modificazioni genetiche classiche hanno incontrato più resistenza ma presto i consumatori americani potranno mettere in tavola la carne dei primi animali editati: i maiali immuni al virus PRRS.

Costine con salsa BBQ, pulled pork, bacon croccante. Nel prossimo futuro chi andrà negli USA probabilmente avrà l’opportunità di assaggiare i classici piatti della tradizione americana in veste geneticamente editata. La Food and Drug Administration infatti ha dato il via libera ai primi maiali il cui genoma è stato corretto con CRISPR per renderli resistenti a una grave malattia virale: la sindrome riproduttiva e respiratoria suina (PRRS). L’occasione è ghiotta anche per i vegetariani come me, perché consente di ragionare sull’applicazione dell’editing genetico al settore zootecnico e magari anche di sfidare qualche pregiudizio frutto della cattiva informazione. Se avete visto il fortunato film-documentario di Giulia Innocenzi Food for profit, ad esempio, è quasi inevitabile che vi siate fatti un’idea sbagliata dell’ingresso delle biotecnologie avanzate in questo comparto.

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Metapolemiche sui metalupi

I metalupi “geneticamente resuscitati” dall’azienda statunitense Colossal hanno fatto sgranare gli occhi a mezzo mondo con la loro bellezza ma hanno anche scandalizzato molti commentatori. Tra questi: i fustigatori del sensazionalismo mediatico, i puristi della scienza fatta come peer-review comanda (quella che procede con le pubblicazioni ufficiali anziché con i video su youtube) e i naturalisti che combattono ogni giorno con la scarsità dei fondi disponibili per salvare le specie messe a rischio dal sovrasfruttamento del pianeta e dai cambiamenti climatici. Ciascuno ha le sue buone ragioni, per carità. Salvo il fatto che la valanga di puntualizzazioni rischia di far perdere di vista i fatti.

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