Torna l’editing degli embrioni, ma ancora non ci siamo

Combinare fecondazione assistita e interventi genetici per mettere al mondo bambini con il DNA ritoccato resta una pratica scientificamente discutibile, eticamente controversa e legalmente sanzionata nella gran parte dei paesi che regolamentano la ricerca sugli embrioni. Ma se davvero il maggior ostacolo tecnico (le macromutazioni indotte da CRISPR negli embrioni) fosse stato superato e gli altri fossero in via di risoluzione, inevitabilmente si riaprirebbe il dibattito. Vorrebbe dire che la tecnica si sta avvicinando all’applicabilità clinica, ed è possibile che durante questo tragitto qualcuno tenti un nuovo salto in avanti. Ne ho scritto su Le Scienze, alla luce dei nuovi risultati riportati da Dieter Egli su bioRxiv.

Bimbi editati e poli-selezionati: cosa sta succedendo?

Un’inchiesta del Wall Street Journal ha indagato sulle aziende della Silicon Valley che si stanno spingendo verso le frontiere più controverse della fecondazione assistita. Mescola due temi abbastanza diversi. Numero uno: la produzione di numerosi embrioni tra cui scegliere sulla base di un punteggio poligenico che comprende propensioni relative a centinaia di malattie e anche a una manciata di caratteristiche non-mediche desiderabili (ne avevamo scritto per la rubrica DuePunti sul magazine del Corriere, parlando in particolare della company Orchid). Numero due: l’editing genetico degli embrioni (detto anche editing ereditabile o editing germinale) di cui tante volte abbiamo parlato in seguito al caso delle CRISPR babies cinesi e che oggi sembra trovare nuovi spazi (la company più chiacchierata si chiama Preventive). La puntata odierna di Radio 3 Scienza parla soprattutto di questa seconda modalità, l’editing, con una scheda iniziale mia (Che fine hanno fatto Lulu e Nana?) e con interviste in diretta al pioniere della terapia genica Luigi Naldini e al bioeticista Maurizio Balistreri.

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