Jennifer e Jim (Mr DNA raccontato da Lady CRISPR)

Il fascino delle molecole scoperto leggendo “La doppia elica”, l’eccitazione del primo invito a Cold Spring Harbor, la malinconia dell’ultima visita al genio caduto in disgrazia.

In attesa dell’attesissima biografia di James Watson firmata dallo storico della scienza Nathaniel Comfort, dopo aver letto alcuni degli obituary apparsi sulle testate specializzate e mainstream, può essere interessante provare a interpretare la complessa figura del grande scienziato accusato di sessismo attraverso la lente di una grande scienziata. L’occasione è offerta dalla biografia di Jennifer Doudna scritta da Walter Isaacson, dove l’inventrice di CRISPR tra le altre cose racconta come la sua vita si è incrociata con quella dello scopritore della struttura del DNA in tre circostanze che hanno lasciato il segno. Il libro è intitolato “The Code Breaker” ed è stato tradotto in Italia da Mondadori con il titolo “Decifrare la vita”.

La prima scena di questo trittico è ambientata nella cameretta di Jennifer allora dodicenne. Siamo nel 1976 e la futura scienziata, tornando da scuola, trova sul suo letto una copia di seconda mano di “The Double Helix”, il celebre racconto della scoperta della doppia elica fatto dallo stesso Watson in chiave un po’ romanzata, come notano oggi gli storici. Lo ha messo lì suo padre e sarà questo libro ad accendere la scintilla in Jennifer come in molti altri ricercatori della sua generazione.

La giovane lettrice resta affascinata dai personaggi tratteggiati vividamente, dalla competizione per scoprire i meccanismi molecolari della vita, dall’idea che la natura possa essere insieme logica e meravigliosa, e dal fatto che possa essere divertente indagarne i meccanismi nascosti. In quelle pagine Watson svilisce la figura di Rosalind Franklin, su questo esiste un consenso unanime (secondo Comfort l’aveva incontrata appena tre volte e sempre alla presenza del suo superiore Maurice Wilkins, perciò il ritratto che ne fa Watson sarebbe una caricatura che rispecchia la visione che di Franklin aveva Wilkins).

La piccola Jennifer in qualche modo avverte che la biochimica artefice della fotografia 51 viene trattata con sufficienza, ma ricorda soprattutto altro: “Quello che mi ha colpito di più è che una donna potesse essere una grande scienziata”. Poi aggiunge: “Può sembrare folle, dovevo pur aver sentito parlare di Marie Curie. Ma è leggendo il libro che ci ho pensato davvero per la prima volta, è stata una rivelazione. Le donne potevano essere scienziate”.  La sua carriera ne sarà molto influenzata: non solo non seguirà i consigli del tutor scolastico che voleva scoraggiarla dallo studiare chimica (“la scienza non è roba da ragazze”), ma si dedicherà a capire come la conformazione di una molecola ne determina il ruolo biologico, diventando biologa strutturale e arrivando a vincere il Nobel.

La seconda scena del nostro trittico è ambientata nel 1987 a Cold Spring Harbor, il centro che James Watson ha contribuito a trasformare nel tempio mondiale della genetica. Doudna ha 23 anni e questa è la sua prima presentazione a una conferenza scientifica. Si parla delle origini della vita e lei ha da poco pubblicato un lavoro sulle capacità autoreplicanti dell’RNA insieme al già affermato Jack Szostak. Lui, futuro premio Nobel per i telomeri, non può andare e Watson invita la coautrice.

L’emozione è tale che quella lettera d’invito indirizzata a lei e firmata da uno dei padri del DNA finisce incorniciata. Il giorno del meeting era “incredibilmente nervosa”, ricorda, ma alla fine Watson va a congratularsi con lei. Dopo quella volta lo avrebbe incontrato ancora, in occasione di molti dei meeting che il genetista più famoso del mondo organizzava in qualità di direttore e poi presidente di Cold Spring Harbor. Nel corso degli anni le provocazioni su temi socialmente ed eticamente delicati avrebbero reso Watson un personaggio via via più controverso, ma chi lo ha conosciuto bene sostiene che – nonostante certi brutti toni sessisti – è stato un buon mentore per le giovani ricercatrici di talento.

Doudna ne accenna a Isaacson, e Comfort lo conferma: “Nel suo laboratorio lavoravano studentesse incredibili che parlavano molto bene di lui, tra cui Nancy Hopkins e Joan Steitz, due vere e proprie autorità nei loro campi”. Se non eri geniale, certo, le cose andavano diversamente, come spiega lo storico della Johns Hopkins University: “Aveva idee molto antiquate sulle donne, una visione degli anni ’20 che si protrasse fino agli anni ’60. Tra gli scienziati di alto livello, trattava donne e uomini allo stesso modo. Se erano di secondo piano o mediocri, trattava le donne peggio degli uomini”. Ma non era certo il caso di Doudna: Watson considerava CRISPR la scoperta più importante della biologia dopo la doppia elica, ha inaugurato una serie di meeting dedicati a questa frontiera proprio a Cold Spring Harbor e ne ha parlato diffusamente nell’ultima edizione del suo libro “DNA”.

La scena finale del nostro trittico non si svolge più nella sala dei convegni del centro, perché qui ormai Watson non può entrare. Il suo ritratto è stato rimosso dalla parete, è stato spogliato di tutti i suoi titoli ed è ormai condannato a una sorta di esilio dentro il campus, per decisione del board. Dopo le controversie generate da alcune interviste e, soprattutto, da un documentario del 2019 intitolato “Decoding Watson”, le sue convinzioni su intelligenza e razza (offensive e prive di basi scientifiche) ne hanno macchiato la reputazione in modo ormai irrimediabile.

Quando Isaacson lo va a trovare nel 2019, nella sua villa all’estremità nord del campus, Watson non può più recarsi ad ascoltare Doudna e chiede allo scrittore di portarla da lui in visita privata. Jennifer accetta. Il vecchio Jim chiede di vedere il programma del meeting e scherza sulla foto 51 in copertina. “Ah, quell’immagine mi perseguiterà sempre. Ma lei non ha mai capito che si trattava di una doppia elica…” (utile per ricostruire i rispettivi meriti è la ricostruzione pubblicata su Nature da Comfort insieme a Matthew Cobb).

“La ragione per cui CRISPR è la scoperta più importante dai tempi della struttura del DNA è che non descrive solo il mondo ma consente di cambiarlo”, dice Watson a Doudna. Più di una volta la moglie Elizabeth interviene per evitare che James finisca per fare affermazioni sconvenienti su temi controversi. La visita dura poco e lascia in Jennifer un’emozione malinconica.

Ripensandoci, mesi dopo, Doudna prova a riassumere così i suoi pensieri. “È stata una visita commovente e triste”, dice. “È chiaramente una persona che ha avuto un enorme impatto sulla biologia e sulla genetica, ma esprime opinioni piuttosto detestabili”. E ancora: “Ho accettato [di vederlo] per via della sua influenza sulla biologia e sulla mia vita. Ecco una persona che ha avuto una carriera incredibile e il potenziale per diventare una figura molto rispettata nel suo campo, ma che ha sprecato tutto a causa delle opinioni che sostiene. Alcuni potrebbero dire che non avrei dovuto incontrarlo. Ma per me non è così semplice”.

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