Conduce Francesca Buoninconti, ospiti Anna Meldolesi, Donatello Sandroni e Alberto Grandi. Trenta minuti di buon approfondimento, dedicati al via libera delle sperimentazioni in campo in Italia, alla nuova proposta di regolamento della Commissione europea e alla differenza tra le nuove tecniche di precisione (come CRISPR) e gli OGM.
Dottoressa Meldolesi, nelle biotecnologie sta avvenendo una rivoluzione silenziosa?
Credo di sì. La bioeticista Alta Charo dice che ci si accorge delle rivoluzioni solo dopo che si sono verificate. Certo, da quando undici anni fa è stato pubblicato il primo studio su CRISPR se ne è parlato, e non poco. D’altronde, si tratta di una tecnologia così precisa, versatile e accessibile da consentirci di intervenire potenzialmente sul DNA di qualsiasi organismo: dai batteri agli esseri umani. Oggi però l’attenzione sembra essere un po’ scemata, ma al contempo proprio ora stanno arrivando risultati sempre più rilevanti. [L’intervista firmata da Riccardo Maggiolo continua su huffingtonpost.it]
L’istituto di Jennifer Doudna, l’inventrice di CRISPR, ha ricevuto 70 milioni di dollari per esplorare un’idea audace: combattere i cambiamenti climatici e altre emergenze modificando le comunità microbiche che vivono fuori e dentro di noi.
I batteri sono i veri padroni del pianeta, nel bene e nel male. Oltre a influire in molti modi sul nostro stato di salute, sono responsabili di buona parte delle emissioni di metano. Questo gas viene prodotto in grandi quantità da microbi che proliferano in ambienti associati alle attività umane (allevamenti, discariche, risaie) e intrappola il calore molto più dell’anidride carbonica. Di buono c’è che il metano ha una permanenza in atmosfera molto più breve, quindi riducendone le emissioni si avrebbero effetti rapidi e sostanziali sul riscaldamento globale. Di quali strumenti disponiamo per provare a inseguire un obiettivo tanto ambizioso?
Forse qualche giorno fa avete letto su Repubblica dello spiraglio aperto, in occasione del decreto siccità, alla sperimentazione in campo di piante editate o cisgeniche: “Via libera del Parlamento alle specie vegetali sottoposte a editing genetico. Le cosiddette Tea (Tecniche di evoluzione assistita) permettono di combattere le malattie senza pesticidi. Gli esperti: ‘Molto diverse dagli Ogm’. Stavolta il ministro Lollobrigida esulta: ‘L’Italia oggi è all’avanguardia in Europa”’.
Ridurre drasticamente le emissioni di gas serra è indispensabile, ma non basta. Per contenere l’impatto della crisi climatica bisognerà anche ripulire l’atmosfera, almeno parzialmente, dall’anidride carbonicaemessa. La prima buona notizia è che le piante fanno questo per natura, attraverso la fotosintesi: usano l’energia solare per fissare la CO2 producendo zuccheri. La seconda è che è stato avviato un ambizioso programma scientifico finalizzato a potenziare, con l’aiuto dell’editing genomico, sia la capacità di cattura che di immagazzinamento della CO2 in alcune specie di interesse agrario, a cominciare da sorgo e riso. (Continua su AgriScienza)
La resistenza alla siccità è uno degli obiettivi inseguiti con maggior determinazione dai genetisti vegetali. Una soluzione a portata di mano ancora non c’è ma il bilancio di tanti anni di ricerca è che esistono diversi percorsi che vale la pena continuare a esplorare. Se fosse possibile riassumere questo sforzo in un semplice slogan, le parole d’ordine sarebbero tre: testare, testare, testare. (Continua su AgriScienza)
Jill Banfield raccoglie un campione di acqua dall’East River in Colorado insieme a Kenneth Williams, per studiare la vita microbica dell’ecosistema. Da indagini come questa sono emerse le ultime sorprendenti scoperte: una nuova miniera CRISPR nei virus e una nuova classe di misteriose molecole in alcuni oscuri microrganismi del suolo (credit: Roy Kaltschmidt, Berkeley Lab)
La natura è la più grande inventrice: ha avuto miliardi di anni per fare esperimenti. Non c’è da stupirsi, dunque, che il mondo microbico sia sempre stato una fucina naturale di invenzioni biotech e continui a riservare sorprese ai genetisti. Questa volta ad accendere l’entusiasmo della comunità scientifica sono due lavori pubblicati da poco su Cell e su Nature dalla co-inventrice di CRISPR Jennifer Doudna e da un’altra scienziata di Berkeley che è considerata la più abile esploratrice della diversità molecolare microbica: Jill Banfield. Le loro strade si erano incrociate in modo fatale nel 2006, quando Doudna ha sentito pronunciare per la prima volta la parola CRISPR proprio dalla bocca della collega. (Continua su Osservatorio Terapie Avanzate)
Chiata Lalli e Anna Meldolesi dialogano al teatro Faraggiana di Novara, all’interno del ciclo di incontri curato da Telmo Pievani. L’appuntamento è il 13 novembre alle ore 11. Titolo: Invenzioni per il mondo. Abstract: Perché la tecnologia ci fa paura? Perché immaginiamo più spesso le conseguenze negative e non quelle positive? Dal taglio cesareo alle forbici genetiche, dalle tecniche per la riproduzione assistita ai salvataggi genetici dall’estinzione, un excursus su innovazioni passate e future.