L’Italia apre uno spiraglio alle TEA

Forse qualche giorno fa avete letto su Repubblica dello spiraglio aperto, in occasione del decreto siccità, alla sperimentazione in campo di piante editate o cisgeniche: “Via libera del Parlamento alle specie vegetali sottoposte a editing genetico. Le cosiddette Tea (Tecniche di evoluzione assistita) permettono di combattere le malattie senza pesticidi. Gli esperti: ‘Molto diverse dagli Ogm’. Stavolta il ministro Lollobrigida esulta: ‘L’Italia oggi è all’avanguardia in Europa”’.

O forse più recentemente avete letto sul Foglio che “Il Governo autorizza gli OGM (ma li chiama TEA)”, ne ha scritto persino la scienziata e senatrice a vita Elena Cattaneo, parlando di dissonanza cognitiva. Questo caos comunicativo non è utile a nessuno, né giova dividersi tra favorevoli alle TEA che sottolineano quanto sono diverse dagli OGM e favorevoli alle TEA che rimarcano quanto sono simili agli OGM. Perché prima, come minimo, bisognerebbe definire cosa si intende con TEA e cosa si intende con OGM.

Legalmente le piante modificate con le Nuove Tecniche Genomiche (solo in Italia le chiamiamo TEA), al momento, sono OGM. Ma se con la sigla OGM intendiamo gli organismi transgenici come il mais Bt e la soia resistente all’erbicida Roundup, allora va detto che le TEA consentono di fare anche cose piuttosto diverse. Il fatto è che sotto questa sigla ombrello rientrano un insieme variegato di strumenti la cui distanza-vicinanza rispetto agli organismi transgenici è variabile.

A un’estremità dello spettro ci sono i casi in cui CRISPR, ad esempio, viene usata per cambiare una o poche lettere del DNA, ottenendo mutazioni del tutto simili a quelle che possono verificarsi in natura. All’altra estremità ci sono i casi in cui CRISPR può essere usata per inserire una sequenza estranea in un punto preciso del genoma. Un caso diverso ancora è la cisgenesi, che usa gli stessi strumenti degli OGM classici ma per inserire un gene che avrebbe potuto essere trasferito in modo meno preciso con gli incroci convenzionali.

Quindi no, le TEA non sono uguali agli organismi transgenici, o almeno non lo sono le TEA per le quali auspicabilmente si prospetta l’apertura di uno spiraglio. Sarebbe sbagliato dipingere gli OGM come una tecnologia cattiva, allo scopo di esaltare il profilo più moderno, preciso, light delle TEA. Ma è sbagliato anche dire che è un inganno distinguere TEA e OGM, non lo è. A chi conviene che il dibattito sulle Nuove Tecniche Genomiche cominci parlando di OGM? Forse a chi avversa qualsiasi tipo di innovazione genetica in agricoltura.

In tutti i convegni a cui ho partecipato nei 7 anni di vita di questo blog ho espresso un semplice concetto: rispetto a 20 anni fa, quando ci si divideva tra pro-OGM e anti-OGM, è cambiato tutto. Sono cambiate le tecnologie, sono cambiati i media, è cambiata la politica, è cambiata la consapevolezza dell’impronta ecologica dell’agricoltura e della necessità di sviluppare piante più resilienti ai cambiamenti climatici. Il dibattito sulle TEA dovrebbe essere un dibattito nuovo, non la coda avvelenata del dibattito vecchio. Non un’occasione per ribadire appartenenze e militanze, ma una ripartenza in cui sia possibile tessere nuove alleanze tra una scienza più ambientalista e un ambientalismo più scientifico. You may say I’m a dreamer, but I’m not the only one.

Un’altra cosa: per il momento lo spiraglio è davvero minimo (un comma con scadenza di un anno, che riguarda un aspetto marginale dell’iter regolatorio ed è inserito in un decreto discusso solo in Commissione). Dopo vent’anni di ostruzionismi, capisco che sia comunque una bella notizia. Un po’ di entusiasmo fa sempre bene alla salute, però spiace sentir dire cose facilmente falsificabili, come sostenere che l’Italia sarà il primo paese europeo a sperimentare in campo le Nuove Tecniche Genomiche.

Esistono dei database per i rilasci sperimentali e consultandoli si possono seguire le sperimentazioni in altri stati membri della UE. Ne avevo parlato su Nature Italy nel 2021, e già allora risultava che: “Un database del Joint Research Center (JRC) elenca sperimentazioni in campo approvate per il tabacco (Spagna), il mais (Belgio), la patata (Svezia), il pioppo (Svezia) modificati con la tecnologia CRISPR. In Olanda è previsto entro il 2021 l’avvio di una sperimentazione in campo con le patate, secondo l’allegato alla relazione della Commissione, e Parigi ha informato che una coltivazione sperimentale di semi oleosi, geneticamente modificati in Francia, era in corso nel Regno Unito”. Davvero per raccontare quanto sono importanti le TEA dobbiamo mettere in scena un dibattito stralunato in cui fingiamo di essere i primi?

PS Noto che finora la galassia ambientalista si è espressa poco sulla questione (su twitter ho trovato solo un comunicato di Greenpeace, con repliche aggressive di nemici dell’ambientalismo che non considero compagni di strada presentabili per le mie battaglie. E anche questo un po’ mi preoccupa 🙂 )

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