L’India non è solo Vandana Shiva. Ascoltiamo Sanjaya Rajaram

Sanjaya_Rajaram_WFPNon scrive pamphlet con facili ricette per un mondo migliore. Ha passato più tempo nei campi che a sedurre platee. Ma che siano in pochi a conoscere Sanjaya Rajaram – e in tanti Vandana Shiva – è il sintomo di una malattia culturale. Questo agronomo indiano, vincitore del World Food Prize 2014, ha raccolto il testimone di Norman Borlaug, Nobel per la pace e padre della Rivoluzione verde che, nella seconda metà del secolo scorso, ha raddoppiato la produzione di cereali in buona parte del globo, grazie a sementi migliori, irrigazione, fertilizzanti e pesticidi. Rajaram ha sviluppato 500 nuove varietà di grano coltivate in 51 Paesi. E’ venuto in Italia per il forum mondiale per la ricerca e l’innovazione promosso dalla regione Emilia Romagna.

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La Germania discute di CRISPR

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La Germania si conferma il paese europeo più impegnato a costruire un dibattito pubblico su CRISPR in tutti i suoi campi di applicazione. Proprio oggi un gruppo di esperti dell’Accademia nazionale delle scienze Leopoldina pubblica un documento sugli aspetti etici e legali dell’editing nella ricerca con cellule umane. La legge tedesca proibisce la ricerca sugli embrioni umani, ma il documento auspica che sia possibile studiare lo sviluppo embrionale limitandolo agli embrioni che restano inutilizzati nelle cliniche per la fecondazione assistita. A febbraio la stessa accademia aveva contribuito a organizzare un incontro sull’editing genomico vegetale, da cui sono emersi molti contributi interessanti sull’opportunità di regolamentare le piante editate in modo diverso dagli Ogm classici. Già nel 2015 la Leopoldina aveva publicato una posizione sull’uso della genetica per la produzione di nuove varietà di piante e un contributo su opportunità e limiti dell’editing genomico. E a settembre, annuncia un comunicato stampa ufficiale, l’assemblea annuale si occuperà ancora “intensamente” di editing genomico.

Sei domande allo YouTuber che canta CRISPR

La miglior spiegazione di CRISPR mai sentita in 413 parole, equivalenti a 4 minuti e mezzo di ascolto, non è un articolo di qualche prestigiosa rivista scientifica ma un video di youtube in cui le mirabilia della nuova tecnica di modificazione genetica sono cantate a cappella. Non potevamo non  intervistare il suo autore. Tim Blais era ancora fresco di laurea in fisica quando ha trasformato la sua musica-scienza in un’attività professionale finanziata con il crowdfunding. Quello su CRISPR è probabilmente il suo video più bello ed è rapidamente diventato virale. Continua a leggere

CRISPR sul Foglio

A seguire la recensione di “E l’uomo creò l’uomo. CRISPR e la rivoluzione dell’editing genomico” pubblicata sul Foglio il 24 marzo 2017. 

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Come per ogni altro tema scientifico e di una certa complessità, ci sono due modi per approcciarsi agli Ogm e alle biotecnologie. Il primo è ascoltare qualche post marxista tipo Mario Capanna che parla di “cibo di Frankenstein” e che mette in guardia dai pericoli dell’inesistente fragola-pesce, prestare attenzione alle sparate di un comico diventato capopopolo come Beppe Grillo che s’inventa decine di morti causate da un fantomatico pomodoro-pesce, farsi impressionare dall’aura orientale di Vandana Shiva che diffonde bufale sui suicidi dei contadini causati dagli Ogm, lasciarsi affascinare dall’aria paesana di Carlin Petrini che vuole riportarci a fare i contadini “come una volta”. La seconda strada è quella di informarsi attraverso persone che conoscono realmente le biotecnologie, che hanno approfondito una materia complessa e che hanno la capacità di spiegarla in maniera semplice non semplicistica. (Continua qui)

Lampadina o bomba atomica?

augias bomba atomica

La prima volta di CRISPR in un’importante trasmissione culturale italiana (Quante storie, Rai 3, 23 marzo 2017) è stata caratterizzata da sincero interesse, voglia di capire e molte domande del classico repertorio relativo al biotech: dal peso degli interessi economici in gioco (ma se vogliamo i farmaci, l’industria farmaceutica dovrà pur farli), al rischio che l’editing genomico venga usato a scopi eugenetici (l’ombra lunga del nazismo continua a farci immaginare che i bambini vengano preferiti biondi).  Continua a leggere

Le piante editate, il bio e Greenpeace Mag

fiblLa pubblicazione tedesca Greenpeace Magazin ha intervistato Urs Niggli, che dirige un importante istituto di ricerca sull’agricoltura organica (FiBL) e vede con favore l’editing del genoma. Le piante così modificate, secondo lui, non dovrebbero essere considerate OGM ma valutate caso per caso. Greenpeace Magazin/Hamburg ci ha gentilmente concesso l’autorizzazione per tradurre e pubblicare l’intervista firmata da Frauke Ladleif. 

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Così editiamo il cancro all’IEO

pelicci quadrottoIl potenziale della nuova tecnica di editing genetico è altissimo in oncologia, perché i tumori sono causati da molteplici mutazioni e CRISPR consente di modificare molti geni in un colpo solo. La seconda puntata del viaggio nei laboratori che usano CRISPR, dunque, ci porta all’Istituto europeo di oncologia di Milano. Ecco cosa ci ha detto il co-direttore scientifico, Pier Giuseppe Pelicci.

“Nel mio laboratorio usiamo CRISPR in 3 grandi filoni di ricerca. Il primo sfrutta la tecnica nel modo classico, per rompere i geni che vogliamo studiare, allo scopo di capirne la funzione. Potevamo farlo anche con le vecchie tecniche ma adesso è tutta un’altra storia. CRISPR è velocissima, costa pochissimo ed è facile da usare. Se prima potevamo fare un esperimento ogni sei mesi, ora ne facciamo uno a settimana. È come se il tempo scorresse diversamente”.  Continua a leggere

News review: l’editing delle piante su Science e Nature

news reviewQuesta settimana le due riviste scientifiche più influenti del mondo accendono i riflettori sul potenziale di CRISPR per l’agricoltura. “Gli editor del genoma si cimentano con le piante”, titola Science. “CRISPR, i microbi e altro si uniscono alla guerra contro i killer delle colture”, titola Nature. Il primo articolo è un’analisi firmata da Armin Scheben e David Edwards, della University of Western Australia. “C’è un urgente bisogno di piante migliorate per soddisfare la domanda crescente di cibo e affrontare i cambiamenti climatici”, scrivono. Si stima che la popolazione globale passerà da 7,3 a 9,7 miliardi nel 2050 e per sfamarla servirà un aumento della produzione del 100-110% rispetto ai livelli del 2005. Con i metodi convenzionali di incrocio possono essere necessari oltre 10 anni per sviluppare una nuova varietà. L’editing genomico in confronto offre vantaggi rilevanti. Continua a leggere