Sei domande allo YouTuber che canta CRISPR

La miglior spiegazione di CRISPR mai sentita in 413 parole, equivalenti a 4 minuti e mezzo di ascolto, non è un articolo di qualche prestigiosa rivista scientifica ma un video di youtube in cui le mirabilia della nuova tecnica di modificazione genetica sono cantate a cappella. Non potevamo non  intervistare il suo autore. Tim Blais era ancora fresco di laurea in fisica quando ha trasformato la sua musica-scienza in un’attività professionale finanziata con il crowdfunding. Quello su CRISPR è probabilmente il suo video più bello ed è rapidamente diventato virale.

Sei un fisico e nei tuoi video di solito canti la fisica, com’è nato l’interesse per CRISPR?

Uno dei vantaggi dell’avere un pubblico appassionato di scienza è che spesso sono loro a suggerirti a cosa dovresti dedicarti la volta dopo. Nella sezione commenti mi hanno scritto per almeno un anno “dovresti davvero fare un video su CRISPR, è la novità più grossa nel biotech”. Ci ho messo un po’ a capire il meccanismo (non mi avvicinavo alla microbiologia da molto tempo) ma quando ci sono arrivato ho pensato “Wow è veramente una rivoluzione.”

Cos’hanno in comune CRISPR, il bosone di Higgs, gli esopianeti, l’esperimento LIGO? Come scegli i temi delle tue canzoni?

Sono attratto dalle idee con implicazioni su vasta scala. Da questo punto di vista Higgs è abbastanza noioso, perché sapevamo già che esisteva, bisognava solo costruire una macchina che lo trovasse. In questo periodo mi piace dedicarmi ad argomenti che rappresentano una specie di cambio di paradigma nel modo in cui pensiamo al mondo e al futuro e a ciò che consideriamo possibile. LIGO rappresenta la frontiera dello sforzo per decifrare il puzzle della gravità, e il boom di esopianeti scoperti negli ultimi 20 anni ha tutta una serie di implicazioni per domande classiche come “siamo soli?” o forse, andando più al punto, “ce la faremo a sopravvivere?”. Per me CRISPR e le tecnologie di questo tipo sono un trampolino per immaginare l’eventuale capacità dell’umanità di manipolare precisamente il codice del nostro stesso essere. È come essere un programma che improvvisamente acquisisce l’abilità di riscrivere se stesso. Penso che non ci avviciniamo nemmeno a capire le possibili implicazioni di questo futuro.

La musica del video su CRISPR è molto bella, ce la puoi descrivere? Viene prima la musica o il testo?

Essere un parodista è divertente perché hai come materiale di partenza le canzoni più iconiche della storia. Dunque il video su CRISPR si basa su “Mr Sandman” delle Chordettes, che è una canzone piuttosto vecchia. Mi piace perché non sono sicuro che si facciano ancora brani così smaccatamente ottimisti, anche se la verità è che la scelta delle mie canzoni è limitata soprattutto da ciò che funziona per il testo. Mi sono davvero divertito a creare la musica di questo video perché era la prima volta che cambiavo realmente un arrangiamento originale e lo facevo completamente mio. C’è un bel parallelismo con l’argomento trattato, in quanto la musica continua ad adattarsi e a mutare se stessa, adattando e aggiornando le proprie strutture musicali in un insieme sempre più complesso, che è sostanzialmente il modo in cui evolvono questi complessi sistemi biologici.

Il testo è divertente ma anche rigoroso, dice quasi tutto di CRISPR in circa 400 parole. Hai chiesto aiuto a un biologo?

L’ho fatto! Ho iniziato a macinare la letteratura scientifica, imbattendomi in frasi come “Cas9-sgRNA-mediated DNA cleavage” e ho pensato: ho bisogno di un aiuto. Per fortuna Joe Hanson, che produce la serie di video  “It’s Okay to be smart” per la PBS, ha un dottorato in microbiologia, perciò ho potuto fargli un sacco di domande ed essere sicuro di non travisare nulla. Credo sia stato molto utile per me prendere un argomento non familiare; quando si interagisce solo con il gergo tecnico della propria disciplina è facile dimenticare quanto può essere oscuro per un principiante.

Hai tuittato: “Oh cavolo, ho potenzialmente introdotto 100.000 persone a CRISPR/Cas9. E vai!”. Congratulazioni dunque! Ma che ci dici del tuo pubblico, sono tutti scienziati? Principalmente fisici?

C’è un bel mix. I miei fan comprendono stimati professori di fisica come pure famiglie con bambini di 5 anni. La musica è capace di attraversare le classi demografiche. Questo rende difficile decidere a che livello di complessità puntare, anche se non è così difficile come si potrebbe immaginare. I cinquenni sono incredibilmente svegli e anche i docenti universitari hanno bisogno di tempo per afferrare qualcosa che è al di fuori della loro sfera di competenze. Cerco di scrivere i miei video in modo che siano interessanti per me la prima volta che li vedo e non siano ancora noiosi alla quinta.

Mi vengono in mente diversi esempi di scienziati che cantano la scienza (da Les Horribles Cernettes a The Amygdaloids). Cosa fai tu, divertimento per nerd o comunicazione della scienza per gente curiosa?

Spero di fare entrambe le cose. Quello che cerco di ottenere è qualcosa che rinfreschi e accresca le mie conoscenze, la mia musicalità e la mia abilità creativa, e al tempo stesso serva a incuriosire le persone che non sanno cosa sto cantando e a ispirare quelle che lo sanno.  Una cosa che mi sta a cuore è non perdere la capacità di essere serio in tutti gli aspetti del progetto. Molta musica scientifica ha un’ambizione principalmente umoristica e ricade grosso modo nelle categorie della “buona scienza con performance artistica modesta”  o “buona musica con scienza cabaret” (Weird Al di tanto in tanto gioca nella seconda categoria). Quando posso io sono spiritoso, ma quello che mi fa andare avanti è la bellezza pura che trovo sia nella scienza che nella musica. In definitiva è questo che cerco di comunicare al mio pubblico.

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