I 7 geni di Mendel

Altro che sette nani di Biancaneve, avete mai provato a ricordare i sette caratteri studiati nei piselli da Mendel? Semi lisci o rugosi, semi gialli o verdi, fiori bianchi o viola…sinceramente io mi fermavo qui, finché non ho letto dell’ultimo studio pubblicato su Nature. Unendo le forze il John Innes Centre di Norwich in Gran Bretagna e l’Istituto di genomica agraria di Shenzhen, in Cina, hanno identificato i geni di Mendel ancora mancanti, risolvendo un enigma di storia della scienza e ponendo le basi per un balzo in avanti nel miglioramento genetico di una risorsa alimentare buona e nutriente ma troppo spesso trascurata dai genetisti.

Continua a leggere

Il pangenoma dell’agrobiodiversità

Confrontare le specie coltivate di uso comune e le varietà indigene è una strategia vincente per capire come rendere le prime più resistenti e le seconde più produttive

Pomodori e patate li conoscete tutti. Le melanzane africane forse no, ma quando sono mature si tingono di rosso proprio come i pomodori. Il lulo, dal canto suo, è un frutto arancione con sentori agrumati, per questo in Ecuador lo chiamano naranjilla, ovvero piccola arancia. Il pepino delle Ande, invece, ha una polpa succosa che lo fa somigliare a un melone. Cambiano dimensioni, colori, sapori ma tutte queste piante appartengono allo stesso gruppo tassonomico e rappresentano alcune delle specie sequenziate per produrre una ricca collezione di genomi imparentati, degna di nota perché ha l’ambizione di abbracciare l’intero genere di appartenenza (Solanum).

Continua a leggere

Ignoranza e cesoie

Vi ricordate gli attivisti che buttavano la passata di pomodoro sui capolavori  dell’arte? Certo che sì. Servizi sui Tg, sdegno corale, richieste di punizioni esemplari. Per fermarli è stata varata la legge numero 6 del 22 gennaio 2024 con le “Disposizioni sanzionatorie in materia di distruzione, dispersione, deterioramento, deturpamento, imbrattamento e uso illecito di beni culturali o paesaggistici”. Un’altra domanda: vi ricordate gli attivisti che hanno divelto reti di protezione, sradicato piante frutto della ricerca italiana, sabotato sperimentazioni progettate per rendere l’agricoltura più sostenibile? Probabilmente no, perché hanno agito di notte col passamontagna. E perché sia i media che la politica hanno speso ben poche parole quando questi episodi sono accaduti, nel giugno 2024 ai danni dell’Università di Milano e nel febbraio del 2025 ai danni dell’ateneo di Verona.

Continua a leggere

Le scienze agrarie ieri, oggi e domani

Charles Valentine Memorial Lecture, 20 Nov. 2024 (C.S. Prakash, Lisa Ainsworth, Anastasia Bodnar e Kate Tully)

Voglio segnalarvi una lecture tenuta recentemente da uno degli scienziati più attivi nel dibattito internazionale sulle biotecnologie in agricoltura. Indiano di origine, C. S. Prakash vive e insegna negli Usa, ed è stato eletto nella più grande associazione scientifica del mondo, l’American Association for the Advancement of Science (AAAS).

Continua a leggere

Viti TEA vandalizzate. E adesso?

Nella notte tra il 12 e il 13 febbraio ignoti vandali hanno fatto irruzione nel campo sperimentale dell’Università di Verona danneggiando le viti Chardonnay editate per combattere un’infezione fungina. Lo scorso settembre l’avvio della sperimentazione era stato festeggiato da ricercatori, produttori ed esponenti politici di spicco (dal ministro Lollobrigida al presidente di Coldiretti Ettore Prandini), perché si trattava di un primato italiano (il primo campo con viti TEA/NGT avviato in Europa) e di un passo avanti verso una viticoltura più sana e sostenibile, meno dipendente dagli agrofarmaci.

Prima delle viti era toccato al riso editato dell’Università di Milano per resistere a un altro fungo: dopo essere stato piantato, è stato vandalizzato e solo parzialmente recuperato dai ricercatori. In attesa di capire come proseguirà la sperimentazione di Verona, quanto questo gesto brutale e ideologico peserà sul futuro delle altre sperimentazioni già autorizzate o in corso di autorizzazione, se ci sarà la volontà politica di contrastare seriamente questi reati, magari inquadrandoli anche nella cornice della legge anti-ecovandali, vi segnaliamo alcuni degli articoli usciti a caldo sulla stampa nazionale.

Continua a leggere

A come avocado, B come banana, C come cannabis CRISPR

A che punto è l’applicazione di CRISPR in agricoltura? Il 2024 è stato un anno di svolta in Italia, con le prime sperimentazioni in campo di riso e vite editati per resistere meglio ad alcune malattie fungine. E nel resto del mondo? L’Innovative Genomics Institute ha fotografato lo stato dell’arte e il bilancio è positivo. Diamo un’occhiata insieme.

Continua a leggere

C’era una volta la mutagenesi a.C. (avanti CRISPR)

Prima dell’editing genomico, prima degli OGM, la mutagenesi si faceva con le radiazioni. Questo sistema è stato utilizzato anche per modificare varietà di grano duro che, attraverso gli incroci, hanno contribuito alla produzione della pasta consumata in Italia. La faccenda degli “spaghetti atomici” è spesso evocata nel dibattito sulle biotecnologie agrarie, per enfatizzare il fatto che le tecniche di oggi sono infinitamente più precise di quelle di ieri. Ma pochi conoscono questa storia nella sua complessità. Una storia italiana degli anni ’50-’70, che viene ricostruita da Francesco Cassata dell’Università di Genova in questo numero speciale di Agricultural History.

Continua a leggere

CRISPR-wow: Arabidopsis si veste da rosa

Per gli scienziati è un organismo modello, perfetto per fare ricerca perché cresce in fretta, si autoimpollina, ha un piccolo genoma facile da modificare. In effetti è la pianta più studiata del mondo, la prima ad essere stata sequenziata, una diva della genetica. Per tutti gli altri è una sconosciuta anche perché, fra tante meraviglie botaniche, Arabidopsis thaliana non si fa certo notare, piccola com’è e con quei fiorellini senza pretese. Ma le conoscenze di base ormai ci sono, gli strumenti biotecnologici pure. Perché non regalare alla sua incolore e dimessa fioritura un outfit di gala, con petali da far invidia a una rosa? L’idea è venuta a Nick Desnoyer dell’Università di Zurigo, che con un po’ di breeding e un tocco di CRISPR ha ottenuto una pianta con l’impalcatura genetica di Arabidopsis e una corolla sontuosa. Non perdetevi il suo scenografico thread su X e bluesky, in cui annuncia un progetto di bio-arte pronto a sbocciare nel 2025.