
Incontro, 21 aprile, 11.30, Sala Helvetica-PAD.2, Fiera Milano Rho
Anna Meldolesi, Giulio Giorello e Pier Giuseppe Pelicci
A. Meldolesi, E l’uomo creò l’uomo (Bollati Boringhieri)
G. Giorello, E. Boncinelli, Noi che abbiamo l’animo libero (Longanesi)
La nuovissima biotecnologia ha un nome difficile da pronunciare – CRISPR – ma è a tutti gli effetti il nuovo mondo nel quale stiamo entrando. Un processo biologico sorprendentemente semplice. Uno strumento che permette di trovare una sequenza di DNA e sostituirla con qualsiasi altra sequenza, a piacere. Si parla di editing del genoma, proprio come se si trattasse di un programma di videoscrittura. Ma si solleva un problema non da poco, quando sapremo cambiare i geni a piacimento, come faremo a impedire che questa tecnica (così a buon mercato, così maneggevole) cada nelle mani sbagliate?


“Questa volta l’hanno fatta grossa. Così potrebbe sembrare dal titolo del bel libro che Anna Meldolesi ha scritto sulla nuova metodologia CRISPR. Non c’è dubbio che il metodo CRISPR sia estremamente potente e per la prima volta consenta di modificare in maniera apparentemente illimitata il nostro genoma con un’accuratezza estremamente superiore a qualsiasi tecnologia usata finora” (Piero Benedetti, 

Non scrive pamphlet con facili ricette per un mondo migliore. Ha passato più tempo nei campi che a sedurre platee. Ma che siano in pochi a conoscere Sanjaya Rajaram – e in tanti Vandana Shiva – è il sintomo di una malattia culturale. Questo agronomo indiano, vincitore del World Food Prize 2014, ha raccolto il testimone di Norman Borlaug, Nobel per la pace e padre della Rivoluzione verde che, nella seconda metà del secolo scorso, ha raddoppiato la produzione di cereali in buona parte del globo, grazie a sementi migliori, irrigazione, fertilizzanti e pesticidi. Rajaram ha sviluppato 500 nuove varietà di grano coltivate in 51 Paesi. E’ venuto in Italia per il forum mondiale per la ricerca e l’innovazione promosso dalla regione Emilia Romagna.