
Intervengono Silvio Salvi, Alessandro Nicolia, Vittoria Brambilla, Sara Zeoni, Mario Pezzotti e altri ancora. Il convegno di può seguire online, previa registrazione (per saperne di più)

Intervengono Silvio Salvi, Alessandro Nicolia, Vittoria Brambilla, Sara Zeoni, Mario Pezzotti e altri ancora. Il convegno di può seguire online, previa registrazione (per saperne di più)

Nella notte tra il 12 e il 13 febbraio ignoti vandali hanno fatto irruzione nel campo sperimentale dell’Università di Verona danneggiando le viti Chardonnay editate per combattere un’infezione fungina. Lo scorso settembre l’avvio della sperimentazione era stato festeggiato da ricercatori, produttori ed esponenti politici di spicco (dal ministro Lollobrigida al presidente di Coldiretti Ettore Prandini), perché si trattava di un primato italiano (il primo campo con viti TEA/NGT avviato in Europa) e di un passo avanti verso una viticoltura più sana e sostenibile, meno dipendente dagli agrofarmaci.
Prima delle viti era toccato al riso editato dell’Università di Milano per resistere a un altro fungo: dopo essere stato piantato, è stato vandalizzato e solo parzialmente recuperato dai ricercatori. In attesa di capire come proseguirà la sperimentazione di Verona, quanto questo gesto brutale e ideologico peserà sul futuro delle altre sperimentazioni già autorizzate o in corso di autorizzazione, se ci sarà la volontà politica di contrastare seriamente questi reati, magari inquadrandoli anche nella cornice della legge anti-ecovandali, vi segnaliamo alcuni degli articoli usciti a caldo sulla stampa nazionale.
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A che punto è l’applicazione di CRISPR in agricoltura? Il 2024 è stato un anno di svolta in Italia, con le prime sperimentazioni in campo di riso e vite editati per resistere meglio ad alcune malattie fungine. E nel resto del mondo? L’Innovative Genomics Institute ha fotografato lo stato dell’arte e il bilancio è positivo. Diamo un’occhiata insieme.
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Prima dell’editing genomico, prima degli OGM, la mutagenesi si faceva con le radiazioni. Questo sistema è stato utilizzato anche per modificare varietà di grano duro che, attraverso gli incroci, hanno contribuito alla produzione della pasta consumata in Italia. La faccenda degli “spaghetti atomici” è spesso evocata nel dibattito sulle biotecnologie agrarie, per enfatizzare il fatto che le tecniche di oggi sono infinitamente più precise di quelle di ieri. Ma pochi conoscono questa storia nella sua complessità. Una storia italiana degli anni ’50-’70, che viene ricostruita da Francesco Cassata dell’Università di Genova in questo numero speciale di Agricultural History.
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Per gli scienziati è un organismo modello, perfetto per fare ricerca perché cresce in fretta, si autoimpollina, ha un piccolo genoma facile da modificare. In effetti è la pianta più studiata del mondo, la prima ad essere stata sequenziata, una diva della genetica. Per tutti gli altri è una sconosciuta anche perché, fra tante meraviglie botaniche, Arabidopsis thaliana non si fa certo notare, piccola com’è e con quei fiorellini senza pretese. Ma le conoscenze di base ormai ci sono, gli strumenti biotecnologici pure. Perché non regalare alla sua incolore e dimessa fioritura un outfit di gala, con petali da far invidia a una rosa? L’idea è venuta a Nick Desnoyer dell’Università di Zurigo, che con un po’ di breeding e un tocco di CRISPR ha ottenuto una pianta con l’impalcatura genetica di Arabidopsis e una corolla sontuosa. Non perdetevi il suo scenografico thread su X e bluesky, in cui annuncia un progetto di bio-arte pronto a sbocciare nel 2025.

Com’eravamo: pieni di speranze per la ricerca agbiotech (anni ’90), ostaggio dell’opposizione agli OGM (anni 2000), rassegnati allo stallo (anni 2010). Come siamo: in piena ripartenza (con 4 notifiche per campi sperimentali presentate nel 2024). Per i veterani del dibattito italiano sulle biotecnologie agrarie, la storia ricostruita da alcuni dei suoi protagonisti sulla rivista della European Molecular Biology Organization è un amarcord che mette ordine nel passato. Per i più giovani sarà un viaggio alla scoperta degli eventi che hanno quasi ucciso questo settore di ricerca e del deus ex machina che l’ha rivitalizzata in extremis.
Continua a leggereUn segmento del dibattito sulle politiche in materia di scienza e di bioetica andato in onda il 28 novembre a Tagadà su la 7. Anna Meldolesi parla della prima sperimentazione europea con cellule staminali per il Parkinson, del divieto italiano sulla carne coltivata e della ripresa delle sperimentazioni in campo con piante geneticamente corrette. Chiara Lalli parla di maternità surrogata, aborto, suicidio assistito. Qui c’è il dialogo con Tiziana Panella per intero (a cominciare dal minuto 16)

Pomodori variamente colorati, come in questa copertina. Arricchiti di vitamina D, come quelli sviluppati con il contributo degli scienziati italiani. Resistenti alle piante parassite (orobanche) come quelli allo studio sempre in Italia. Pomodori ridomesticati, come se fosse possibile riavvolgere e far ripartire a velocità accelerata il film della domesticazione. Persino pomodori naturalmente piccanti. Non c’è dubbio che CRISPR stia facendo faville con questo frutto/ortaggio così centrale nella nostra cucina e tanto importante per l’economia globale (se ne producono 186 milioni di tonnellate in tutto il mondo). L’ultimo della serie è il pomodoro extra-dolce, che ha avuto l’onore di essere descritto in un paper su Nature.
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Le viti dell’Università di Verona sono già in campo, poi potrebbe essere la volta di Fondazione Edmund Mach e di CREA-CNR. Si tratterà sempre di Chardonnay, editato per resistere alla peronospora (ma con doppio knock-out) o all’oidio. Ne ho parlato con Mario Pezzotti, Sara Zenoni, Umberto Salvagnin, Riccardo Velasco e Vittoria Brambilla. Tornare su Nature Biotechnology per me è una gioia, anche perché questa volta l’Italia fa da apripista, anziché tirare il freno all’innovazione genetica. Prosit!

L’intervista firmata da Silvana Palazzo è disponibile a questo link