
Negli ultimi vent’anni la comunità scientifica è incappata in alcuni errori di comunicazione nel dibattito sugli OGM, errori che ne hanno compromesso l’applicazione e la diffusione. Così molti problemi persistono tutt’oggi a causa del tabù che è sorto attorno a queste biotecnologie. Parlare di OGM è come tentare di attraversare indenni un campo minato, la ricerca in questo promettente campo è stata spesso boicottata perfino da istituzioni statali e dove è stata permessa ha proceduto con il freno a mano. Adesso si affaccia sul panorama mondiale una nuova promettente rivoluzione biotecnologica, più precisa ed economica, che supera quella alla base degli OGM perché non ha più bisogno di introdurre geni di altre specie, e con essa risorgono vecchie ombre e pregiudizi che potrebbero inquinare la prospettiva su come inquadrare questo genere di scoperte scientifiche. Nel tentativo di emendare ed evitare molti di questi errori è stato appena pubblicato per Bollati Boringhieri il primo libro divulgativo in italiano sull’editing genomico: “E l’uomo creò l’uomo”. Continua qui.

“Questa volta l’hanno fatta grossa. Così potrebbe sembrare dal titolo del bel libro che Anna Meldolesi ha scritto sulla nuova metodologia CRISPR. Non c’è dubbio che il metodo CRISPR sia estremamente potente e per la prima volta consenta di modificare in maniera apparentemente illimitata il nostro genoma con un’accuratezza estremamente superiore a qualsiasi tecnologia usata finora” (Piero Benedetti, 

Non scrive pamphlet con facili ricette per un mondo migliore. Ha passato più tempo nei campi che a sedurre platee. Ma che siano in pochi a conoscere Sanjaya Rajaram – e in tanti Vandana Shiva – è il sintomo di una malattia culturale. Questo agronomo indiano, vincitore del World Food Prize 2014, ha raccolto il testimone di Norman Borlaug, Nobel per la pace e padre della Rivoluzione verde che, nella seconda metà del secolo scorso, ha raddoppiato la produzione di cereali in buona parte del globo, grazie a sementi migliori, irrigazione, fertilizzanti e pesticidi. Rajaram ha sviluppato 500 nuove varietà di grano coltivate in 51 Paesi. E’ venuto in Italia per il forum mondiale per la ricerca e l’innovazione promosso dalla regione Emilia Romagna.