Se non conoscete la storia del “mago del grano” che agli inizi del ‘900 ha gettato le fondamenta del miglioramento genetico in Italia, su Raiplay c’è un docufilm fa per voi.


Mentre impariamo a rimodellare i genomi cresce anche il bisogno di organizzare in modo efficiente e accessibile le informazioni. Ormai sono stati sequenziati più di mille genomi di piante, con un’accelerazione crescente, dunque è una buona notizia che la comunità dei genetisti vegetali possa contare su PubPlant, il nuovo atlante interattivo, aggiornabile e liberamente accessibile presentato su Frontiers in Plant Science. Ne ha scritto la rivista The Scientist, paragonandolo a una sorta di Google Maps del DNA vegetale, utile per trovare più rapidamente regioni genomiche chiave per tratti come la resistenza, la qualità nutrizionale o gli adattamenti al clima. (Credit immagine: Salk Institute-USDA)

Noi umani ne abbiamo 23 coppie. L’animale che detiene il record (una farfalla di nome Polyommatus atlantica) può vantarne 229. Alcune piante ne posseggono ancora di più, ma il loro corredo è andato incontro a moltiplicazioni. Parliamo di cromosomi, naturalmente. Il loro numero è caratteristico di ogni specie e conserva un alone di mistero. Perché proprio quel numero? Che cosa succederebbe se lo cambiassimo? Negli animali gli effetti tendono a essere deleteri: i topi con cromosomi fusi, per esempio, mostrano problemi di comportamento, crescita e fertilità. Le piante, però, sembrano piuttosto flessibili, come dimostra un esperimento eseguito con l’aiuto delle forbici genetiche CRISPR e pubblicato su Science.
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Sono stata invitata nel più grande centro di ricerca del mondo dedicato alle piante care a Vincent van Gogh, in Andalusia. Qui Corteva produce oltre trentamila nuove linee di girasole l’anno, grazie al breeding accelerato. A pochi metri dai laboratori avanzati e dalle suggestive serre che assomigliano a installazioni di arte contemporanea, ho potuto visitare anche il campo dimostrativo con diverse varietà di mais Tea, sviluppate con CRISPR. Il mio reportage è uscito oggi su 7, il magazine del Corriere della Sera.

Cinque puntate, di una ventina di minuti ciascuna, per raccontare lo stato dell’arte delle nuove biotecnologie (NGTs o TEA che dir si voglia) in Italia. In questo podcast voluto dal più importante ente di ricerca agroalimentare del paese (CREA, affiliato al Ministero dell’agricoltura) potrete sentire la voce di tanti ricercatori e ricercatrici, rappresentanti delle istituzioni che si sono impegnati su questo tema e dirigenti delle organizzazioni che rappresentano gli agricoltori. Buon ascolto!

Una piccola carrellata delle notizie che ci siamo persi durante il mese di agosto. L’agenzia Reuters racconta le polemiche sui cavalli editati dalla Kheiron Biotech per il potenziamento dei muscoli. In Argentina le tecnologie riproduttive veterinarie sono all’avanguardia e il ricorso alla clonazione in campo ippico è accettata, ma per ora gli animali geneticamente editati non sono ammessi alle competizioni di polo.
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Cibo per la Mente è un coordinamento di 18 associazioni della filiera agroalimentare italiana nato nel 2017 per promuovere l’innovazione in agricoltura. Oggi, a quasi otto anni di distanza dal primo manifesto, ne è stato presentato uno nuovo che cerca di rispondere alle sfide del presente e del futuro, tra crisi climatica, tensioni geopolitiche ed evoluzione dei consumi. L’evento si è tenuto ieri a Roma su iniziativa del Senatore Bartolomeo Amidei, nell’ambito dei lavori dell’Intergruppo parlamentare Made in Italy e Innovazione. Tra i punti chiave compaiono le TEA, ovvero le tecniche di evoluzione assistita tra cui spicca CRISPR. Segno che nel mondo produttivo c’è una diffusa consapevolezza dell’importanza del miglioramento genetico e che in Parlamento ci sono voci disposte a spendersi per una “agricoltura innovativa e sostenibile”.

Bruxelles è alla ricerca di un compromesso sul nodo dei brevetti dopo che il Parlamento europeo ha introdotto un emendamento per vietarli all’interno del regolamento sulle nuove tecniche genomiche
La revisione del quadro regolatorio sulle piante geneticamente modificate in corso in Europa ha lo scopo di tenere il passo con i progressi tecnologici e favorire lo sviluppo di un’agricoltura sostenibile. La comunità scientifica, l’industria sementiera e le principali associazioni degli agricoltori ne giudicano positivamente l’impianto, ma c’è ancora qualche diavolo nascosto nei dettagli.
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Altro che sette nani di Biancaneve, avete mai provato a ricordare i sette caratteri studiati nei piselli da Mendel? Semi lisci o rugosi, semi gialli o verdi, fiori bianchi o viola…sinceramente io mi fermavo qui, finché non ho letto dell’ultimo studio pubblicato su Nature. Unendo le forze il John Innes Centre di Norwich in Gran Bretagna e l’Istituto di genomica agraria di Shenzhen, in Cina, hanno identificato i geni di Mendel ancora mancanti, risolvendo un enigma di storia della scienza e ponendo le basi per un balzo in avanti nel miglioramento genetico di una risorsa alimentare buona e nutriente ma troppo spesso trascurata dai genetisti.
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Confrontare le specie coltivate di uso comune e le varietà indigene è una strategia vincente per capire come rendere le prime più resistenti e le seconde più produttive
Pomodori e patate li conoscete tutti. Le melanzane africane forse no, ma quando sono mature si tingono di rosso proprio come i pomodori. Il lulo, dal canto suo, è un frutto arancione con sentori agrumati, per questo in Ecuador lo chiamano naranjilla, ovvero piccola arancia. Il pepino delle Ande, invece, ha una polpa succosa che lo fa somigliare a un melone. Cambiano dimensioni, colori, sapori ma tutte queste piante appartengono allo stesso gruppo tassonomico e rappresentano alcune delle specie sequenziate per produrre una ricca collezione di genomi imparentati, degna di nota perché ha l’ambizione di abbracciare l’intero genere di appartenenza (Solanum).
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