
Non manca molto: intorno alla metà del mese sapremo se il nuovo regolamento europeo sulle nuove tecniche genomiche (NGT alias TEA) verrà approvato così com’è o saranno necessari ulteriori compromessi. Può essere utile, dunque, fare il punto sulla percezione pubblica di queste tecnologie in campo agroalimentare. Gli europei sono più aperti nei confronti delle TEA rispetto ai classici Ogm? E gli italiani, come si posizionano rispetto alla media europea? Le risposte si trovano in un sondaggio commissionato dalla Commissione europea su richiesta dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Eurobarometro 2025). L’occasione per tornare a rifletterci viene da un articolo pubblicato pochi giorni fa da un gruppo di esperti di percezione pubblica delle biotecnologie su una rivista del gruppo Nature dedicata all’agricoltura sostenibile.
Vale la pena notare che tra i firmatari compaiono esperti di un paese, l’Austria, storicamente contrario agli Ogm. Per l’Italia c’è la psicologa sociale dell’Università di Siena Agnes Allansdottir, in compagnia di colleghi di Germania, Spagna e Regno Unito. Secondo gli autori, “a parte alcuni paesi dell’Europa orientale, l’attuale copertura mediatica, gli interessi delle organizzazioni ambientaliste e l’opinione pubblica indicano un’accoglienza favorevole per le NGT nella maggior parte dei paesi europei”. I più preoccupati appaiono gli ungheresi, i più tranquilli i portoghesi. L’Italia, come si vede nella figura in apertura, è più o meno in linea con la media UE (il livello di preoccupazione per l’editing genomico, ovvero la tecnologia NGT/TEA più in voga, è indicato dai pallini azzurri, mentre quelli viola si riferiscono agli Ogm).
Di fronte a una lista di potenziali problemi, ben pochi dei 26.370 cittadini europei interpellati hanno indicato l’editing genomico come fonte di preoccupazione, concentrando l’attenzione su rischi più concreti (pesticidi, antibiotici e ormoni nella carne, additivi, microplastiche, contaminazioni microbiologiche e altro ancora). Non saprei dire quanto questo sia predittivo per gli esiti della partita politica in corso, ma è certamente rassicurante per ciò che riguarda il comune buonsenso.
In definitiva, secondo George Gaskell et al., restano alcune sacche di resistenza ma vi sono “motivi di ottimismo riguardo al futuro delle NGT, purché siano soddisfatte le seguenti condizioni. In primo luogo le NGT devono essere introdotte in modo aperto e trasparente, accompagnate da campagne di informazione pubblica proattive e volte a definire l’agenda […] In secondo luogo, le NGT devono essere percepite come un vantaggio per gli agricoltori e per il pubblico e devono contribuire a un’agricoltura sostenibile sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo.”