La rete delimita ventotto metri quadrati di nudo terreno, in mezzo alla campagna pavese. Al suo interno si muove una decina di ricercatrici e ricercatori dell’Università di Milano. Il computer portatile appoggiato a terra mostra lo schema delle parcelle. Un metro viene srotolato per segnare le coordinate sulle zolle. Le targhette gialle da conficcare nel suolo sono pronte: la scritta TEA (tecniche di evoluzione assistita) serve a segnalare le piante di riso geneticamente editato nella speranza di renderlo più resistente a una malattia fungina (il brusone), mentre la sigla WT indica le wild-type, che non sono state modificate e servono come gruppo di controllo. Eccole lì, duecento di un tipo più duecento dell’altro, finora erano cresciute al sicuro dentro a una cella climatizzata ed è finalmente arrivato il momento di trasferirle all’aperto. Il terreno però si è seccato troppo, colpa del sole degli ultimi giorni. “Zappe, servono delle zappe” dice Vittoria Brambilla, che insieme a Fabio Fornara è l’artefice dell’esperimento. “E annaffiatoi”, aggiunge il biotecnologo Roberto Defez, arrivato da Napoli per dare una mano. Poi speriamo che piova, la prima settimana di vita all’aperto è la più delicata. (Continua su Scienza in rete)
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Il riso TEA in viaggio verso il campo
Lunedì 13 maggio, di prima mattina, Vittoria Brambilla aprirà il suo scrigno tecnologico presso il Dipartimento di scienze agrarie e ambientali dell’Università di Milano. In gergo si chiama fitotrone ed è una cella climatizzata. Qui sono custodite 400 preziose piantine, pronte per essere trasferite nel primo campo sperimentale italiano dell’era CRISPR, con la benedizione del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica. Le aspetta un terreno fertile in cui affondare le delicate radici, e poi sole, vento, pioggia e forse siccità e parassiti. Tutto ciò che di mutevole accade quando si cresce all’aperto, anziché dentro a un laboratorio”. Per sapere tutto di questo debutto in campo (il primo dopo 20 anni di attesa in Italia), della sperimentazione che sta per iniziare e di chi l’ha resa possibile, c’è il mio nuovo pezzo per Le Scienze, con commenti di Vittoria Brambilla, Roberto Defez, Elena Cattaneo, Roberto Schmid e Federico Radice Fossati, l’imprenditore che ha offerto il suo terreno per la sperimentazione. Per maggiori dettagli tecnici su questo riso resistente a un fungo (il brusone) c’è l’anticipazione che avevo pubblicato su Nature Italy. Nella gallery qui sopra invece trovate: ricercatori e ricercatrici dei laboratori diretti da Vittoria Brambilla e Fabio Fornara a cui si deve questo passo in avanti, l’insegna affissa fuori dal campo sperimentale, la cella climatizzata che fino a lunedì 13 maggio custodirà le piantine editate, uno dei vassoi in cui saranno trasportate, la gabbia che delimita il campo sperimentale, ancora da completare con la parte superiore (28 mq a Mezzana Bigli, in provincia di Pavia). Buona sperimentazione!









