Cina-Usa: chi vincerà la disfida di CRISPR?

china vs usa

La prima sperimentazione con CRISPR autorizzata negli Stati Uniti ha finalmente avviato la fase del reclutamento dei pazienti. Interrogando il database che elenca i trial clinici autorizzati nel mondo, però, appare evidente che negli ultimi due anni la Cina ha accumulato un sostanzioso vantaggio in termini numerici: le sperimentazioni già approvate dalla nuova superpotenza scientifica con la piattaforma biotech più in voga del momento sono ufficialmente nove. Il numero sale a 11 considerando anche quelle rintracciate dal Wall Street Journal con un’inchiesta che ha fatto clamore. Altri particolari li ha aggiunti pochi giorni fa un approfondimento della National Public Radio. Fatto sta che i pazienti che hanno già iniziato ricevere un trattamento sperimentale a base di CRISPR in Cina sono oltre 80, mentre in Usa si comincerà con una sola persona, per arruolarne altre due dopo un mese, se tutto va bene. Insomma l’Occidente procede con i piedi di piombo e sono in tanti a chiedersi: stiamo perdendo la leadership nel settore dell’editing genomico? Dietro alla sfida scientifica ce n’è una geopolitica?

Secondo il ricercatore che è a capo della prima sperimentazione americana, Carl June della University of Pennsylvania, quello che sta accadendo assomiglia alla prima fase della corsa per la conquista dello spazio che ha contrapposto Usa e Urss. Una sorta di Sputnik 2.0. Pechino ha individuato l’editing genomico come un settore in cui può dare filo da torcere alla concorrenza internazionale grazie a un sistema ricerca capace di sprint e a un quadro regolatorio più leggero, probabilmente troppo. Mentre June ha dovuto attendere due anni per il via libera, i suoi rivali di Hangzhou hanno impiegato un paio di mesi. Il primo ha dovuto convincere due agenzie federali, i secondi solo un comitato ospedaliero di 9 persone. I componenti – un bioeticista, un giurista, alcuni dottori e infermiere, un giornalista, un rappresentante dei pazienti e un rappresentante dell’opinione pubblica – avrebbero impiegato appena un giorno per decidere. Le differenze – stando a quanto riportato dalla stampa – sono sostanziose anche per ciò che riguarda le informazioni fornite ai pazienti che decidono di arruolarsi come soggetti sperimentali e le regole previste per la comunicazione di eventi avversi e decessi. In Usa il sistema è tarato sulla necessità di ridurre al minimo i rischi, in Cina sulla volontà di verificare rapidamente i possibili benefici, ha notato da Singapore lo storico della scienza Hallam Stevens. La maggior parte dei ricercatori occidentali, comunque, ritiene che correre sia troppo rischioso: un incidente evitabile (come quello che 20 anni fa ha colpito il settore della terapia genica convenzionale) comporterebbe una perdita di fiducia collettiva e potrebbe tenere il settore fermo per anni. Se questa è una gara, sarà la tartaruga e non la lepre a vincere, sostiene un’analisi pubblicata su New Scientist e intitolata in totale controtendenza “Calma: la Cina non è in testa con le sperimentazioni basate su CRISPR”. La prima sperimentazione di editing genomico su soggetti umani, con una tecnica precedente a CRISPR, per rendere le cellule immunitarie resistenti al virus Hiv, è  targata Usa 2014. Il primo tentativo di usare l’editing contro il cancro, senza l’aiuto di CRISPR, è avvenuto in Gran Bretagna nel 2015, su una bambina di nome Layla ammalata di leucemia. Il primo intervento di editing  “in vivo”, ovvero all’interno del corpo di un paziente anziché su cellule prelevate e reimpiantate, è americano e risale al novembre scorso. E anche per quanto riguarda CRISPR, è vero che la sperimentazione americana assomiglia a quella cinese più in vista, perché entrambe mirano a potenziare le cellule T per rafforzare il ruolo anti-tumorale del sistema immunitario, e in comune hanno anche un gene bersaglio (PD-1). Ma il protocollo a stelle e strisce è più sofisticato e promettente di quello cinese. Se poi fosse veramente un remake dello Sputnik, certo l’Urss è passata alla storia per il primo satellite ma sappiamo tutti chi ha conquistato la Luna.

6 thoughts on “Cina-Usa: chi vincerà la disfida di CRISPR?

  1. Se poi fosse veramente un remake dello Sputnik, certo l’Urss è passata alla storia per il primo satellite ma sappiamo tutti chi e’ l’unico ad aver accesso alla stazione spaziale nel 2018.

    Ecco questa dovrebbe essere la frase conclusiva.
    Gli scienziati occidentali sembrano piu’ la volpe della ben nota novella, e la tesi sembra molto consolatoria, sopratutto per l’esempio preso ,storicamente sbagliato visto lo stato attuale dell astronautica USA il il fatto che l’allunaggio fu solo una prova di forza economica non tecnologica visto che a quel punto la tecnologia c’era tutta.

    Se vogliamo andare indietro con la storia anche dagli scienziati nazisti hanno tutti ereditato grossi avanzamenti sientifici , ma i metodi per ottenerli non erano sicurmante in linea con gli standard piu’ avanzati !

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  2. Se guardiamo alla storia spaziale le cose, dopo la Luna, sono andate in maniera diversa. Le prime stazioni spaziali con lunghe permanenze sono state sovietiche e dal luglio 2011, con il pensionamento dello Shuttle, la Russia è l’unica nazione ad essere in grado di trasportare astronauti fino alla ISS. Sono quasi 7 anni.
    La Cina stessa, esclusa dalla ISS per volere degli USA, sta andando per i fatti suoi.
    Gli USA hanno conquistato la Luna ma oggi non solo non sono in grado di tornarci ma neanche di lanciare un solo astronauta in orbita.
    La Russia è in grado di portare astronauti sulla ISS grazie ai risultati ottenuti durante il regime sovietico. Attualmente ha il sistema più affidabile proprio perché ha effettuato parecchi lanci e ha quindi una grande esperienza.

    Quello che gli USA hanno vinto alla grande è stata l’esplorazione robotica del sistema solare che ha praticamente toccato tutti i pianeti ed ex pianeti come Plutone. Alla Russia è rimasto solo il primato delle uniche sonde atterrate su Venere.

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  3. Il parallelismo con lo Sputnik è ripreso da Nature e quello della Luna è un gioco di parole che mi serviva a dire che al momento nonostante tutto credo che la vera superpotenza biotech siano ancora gli Usa, ma la discussione che avete sollevato è interessante, grazie per i contributi.

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