Brevetti CRISPR: la ricerca in agricoltura ora è più libera

Broad Pioneer

L’editing genomico ha un grande potenziale nel miglioramento genetico vegetale. E la tecnologia CRISPR è abbastanza economica e facile da usare da essere alla portata di tutti i laboratori, non solo delle grandi multinazionali agbiotech. Lascia ben sperare, dunque, la notizia che uno dei principali soggetti detentori di diritti di proprietà intellettuale sull’uso di CRISPR in agricoltura abbia deciso di facilitare l’accesso alla tecnologia ai ricercatori interessati.

Parliamo dell’industria sementiera più impegnata sulla frontiera dell’editing genomico, l’americana DuPont Pioneer, che oltre a detenere i propri diritti di proprietà intellettuale ha ricevuto in dote i brevetti delle due co-inventrici della tecnica, Jennifer Dounda ed Emanuelle Charpentier, attraverso le rispettive companies biotech (Caribou Biosciences e ERS Genomics), così come le opposte rivendicazioni dell’Università di Vilnius in Lituania. La novità è che DuPont ora ha raggiunto un accordo con un altro peso massimo presente sul ring brevettuale di CRISPR, il Broad Institute. Questo istituto di Boston, dove lavora l’altro pioniere dell’editing, Feng Zhang, controlla una vasta collezione di diritti propri e di collaboratori collocati tra Harvard e Massachusetts Institute of Technology, New York University e New York Genome Center, Rockfeller University e Università dell’Iowa. Il Broad Institute garantiva già ai ricercatori accademici e no-profit la libertà di utilizzare CRISPR senza pagare royalties, e concedeva licenze non esclusive ai soggetti interessati a usare la tecnologia per applicazioni agrarie commerciali. Ma l’affollamento del panorama brevettuale relativo a CRISPR rendeva incerto l’esercizio di queste facoltà. La novità è che ora DuPont e Broad hanno aderito a uno schema di licenze condiviso. In pratica la prima ha ottenuto l’accesso ai brevetti del secondo e viceversa, con il risultato che entrambi ora applicano le stesse regole. La ricerca pubblica, dunque, può sentirsi più libera di utilizzare gratuitamente CRISPR sulle piante, mentre le compagnie biotech interessate ad applicazioni commerciali hanno un iter più semplice da seguire per ottenere il via libera all’utilizzo di tutti gli strumenti necessari. Lo sforzo di DuPont di marcare un cambiamento rispetto alle politiche oligopolistiche adottate in passato dalle multinazionali degli OGM è piuttosto evidente. Per capire se si è aperta davvero una nuova stagione per l’adozione delle biotecnologie in agricoltura, però, resta da sistemare un altro tassello cruciale: l’Unione Europea deve ancora decidere se liberare la ricerca pubblica e privata sulle nuove biotecnologie dalla zavorra di regole restrittive varate per gli OGM di vecchia generazione.

 

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