Il futuro possibile degli Ogm secondo Francesco Salamini

I quattro direttori di dipartimento del Max Planck Institute di Colonia: da sinistra verso destra Jeff Schell (Agrobacterium), Heinz Saedler (trasposoni), Klaus Hahlbrock (biologia delle malattie dei vegetali) e Francesco Salamini (applicazioni e genomi) [credit F. Salamini]

Dopo gli incroci della prima metà del Novecento, a opera di Nazareno Strampelli. Dopo la mutagenesi e le banche del germoplasma ai tempi della guerra fredda e del boom economico, in cui si distingue Gian Tommaso Scarascia Mugnozza. Il terzo episodio della mia serie sulle grandi innovazioni e sui grandi protagonisti della genetica agraria italiana è dedicato agli Ogm e all’influente figura di Francesco Salamini (un grande genetista con l’animo del naturalista, direttore del Max Planck Institute for Plant Breeding a Colonia e molto altro ancora). Sempre su Le Scienze sta per uscire la quarta e ultima puntata della serie “Semi e geni”, didicata all’oggi e al domani.

Il senso di Asilomar, 50 anni dopo

Asilomar non è solo la località della California dove nel febbraio del 1975 si è tenuta la celebre Conferenza sul DNA ricombinante, ribattezzata “Il congresso di Pandora” nell’indimenticabile resoconto pubblicato su Rolling Stones. È un luogo mitico, segnato in evidenza nella mappa dei rapporti tra società e scienza. Un po’ come Woodstock rappresenta il simbolo della controcultura giovanile di fine anni ‘60. Con la fondamentale differenza che in un caso si è trattato di un concertone non-stop, nell’altro di una maratona che ha coinvolto 140 scienziati, impegnati a discutere se e come regolamentare gli esperimenti di ingegneria genetica per evitare errori fatali, come la fuga di un super-virus. L’anniversario dell’evento rappresenta, dunque, un’occasione per riflettere sulle paure e le difficoltà normative che accompagnano le innovazioni più dirompenti, quelle di cui non capiamo bene i rischi e le implicazioni.

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