Piante CRISPR, come comunicare?

Quando partecipo alle iniziative sull’editing in agricoltura mi viene chiesto quasi sempre qual è il modo migliore per impostare la comunicazione sulle biotecnologie di nuova generazione e come evitare gli errori commessi in passato con gli OGM. Diciamo subito che non esistono ricette facili e universalmente condivise, ma esistono diversi fattori di cui è assolutamente necessario tenere conto.

Per questa volta passiamo sopra al fatto che non abbiamo ancora un nome ufficiale usato da tutti: fino a poco tempo fa gli specialisti le chiamavano Nuove Tecniche di Breeding (NBT), poi in Italia si è affermato l’acronimo TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita), infine la Commissione Europea ha lanciato l’espressione che preferisco: Nuove Tecniche Genomiche o NGT.

Comunque le si chiami, il punto di partenza di qualsiasi discussione deve riguardare il panorama mediatico, che è cambiato drammaticamente negli ultimi dieci anni. Gli studi sulle dinamiche dei nuovi media (ad esempio quelli di Walter Quattrociocchi della Sapienza) evidenziano una serie di fenomeni collegati tra loro: disintermediazione, infodemia, bias di conferma, tribalizzazione. Il fatto che nei nuovi media sia saltata l’intermediazione giornalistica comporta la produzione di un’enorme quantità di contenuti che non vengono filtrati. Nessun utente è in grado di metabolizzare la mole di informazioni e commenti che lo investono.

In un contesto del genere privilegiamo fatalmente i contenuti che sono in linea con la nostra visione del mondo e scartiamo gli altri. Prestiamo attenzione e rilanciamo i contenuti che rafforzano la nostra identità e confermano la nostra appartenenza a una certa fazione/bolla culturale. Per come sono progettate, inoltre, le piattaforme social incentivano una comunicazione immediata, semplificata, polemica. La polarizzazione, dunque, è assicurata. Il primo consiglio è: cerchiamo di non cadere in questa trappola se lo scopo non è raccogliere like ma contribuire a un dialogo costruttivo.

Il secondo messaggio riprende la regola delle 5 W che è un mantra del giornalismo classico. Anche nella comunicazione delle nuove tecnologie genomiche contano who, what, when, where, why. Ad esempio è cruciale il quando: occorre seminare buone conoscenze per tempo e, quando arriva una notizia che interessa anche i non-specialisti, occorre intervenire con tempismo per inquadrarla correttamente. Per ciò che riguarda il chi, la voce degli esperti è ovviamente importante, ma è necessario che ci siano anche voci fresche che non ricalchino le vecchie divisioni e contribuiscano a superarle. È importante il dove: sui nuovi media oltre che su quelli tradizionali e anche negli incontri dal vivo, dove le interazioni non sono condizionate da un monitor. In effetti non esiste il pubblico, esistono i pubblici. Il perché ci chiede di chiarire a noi stessi lo scopo della comunicazione: vogliamo tenere alto il morale di chi è già convinto o confrontarci con chi non lo è?

Ma un ruolo centrale lo avrà il what, l’oggetto della comunicazione: perché una tecnologia innovativa o un nuovo prodotto trovi una buona accoglienza deve presentarsi con dei vantaggi chiari non solo agli esperti ma anche ai non esperti. Credo che in questa nuova fase sarà molto importante vedere quali prodotti si affacceranno per primi sul mercato europeo. I prodotti di bandiera dell’era CRISPR assomiglieranno alla soia resistente agli erbicidi che è stata facilmente demonizzata come uno stratagemma per vendere più erbicidi? O assomiglieranno alla papaya resistente ai virus che è stata immediatamente adottata alle Hawaii per i suoi evidenti vantaggi?

Quando si ragiona su cosa è andato storto nella vecchia stagione biotech, è inevitabile notare che tanti hanno commesso errori: le multinazionali sono state arroganti, i giornalisti sensazionalisti, gli scienziati disorganizzati… Ma non vorrei che passasse un messaggio troppo semplicistico: la tensione fra accettazione e resistenza alle nuove tecnologie è in buona parte fisiologica (e qui rimando al libro del compianto Calestous Juma “Innovation and Its Enemies: Why People Resist New Technologies”).

Il successo di un’innovazione sta anche e soprattutto nel contesto che trova: il mondo è cambiato rispetto agli anni 2000 non solo dal punto di vista mediatico, ma anche politico, economico e sociale. Esiste una nuova consapevolezza della sfida rappresentata dalla crisi climatica e la guerra in Ucraina ha evidenziato i rischi che si corrono quando si dipende troppo dall’estero per le materie prime. Le nuove tecnologie genomiche troveranno un ecosistema politico, economico e sociale più pronto ad accoglierle?

[Stralcio dell’intervento di Anna Meldolesi a BIOTECH 20’s, 29 aprile 2022, Università di Ferrara]

Un pensiero su “Piante CRISPR, come comunicare?

  1. Carissima Anna alla tua ultima domanda come agricoltore la mia risposta è: spero proprio di si!
    Come amministratore di un canale Telegram vorrei chiederti il permesso di condividere questo tuo articolo, e come appassionato a questo tema vorrei chiederti se è possibile riascoltare gli interventi al BIOTECH 20’s, di ieri, mi ero iscritto ma non sapevo che era solo in presenza. Grazie del tempo e buon fine settimana. Giuliano.

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