Riorganizzare i brevetti perché CRISPR sia di tutti

I segnali di buona volontà ci sono ma molto resta da fare, perché le rivendicazioni di proprietà intellettuale sulla tecnologia per l’editing genomico crescono vertiginosamente, soprattutto in Cina e negli Stati Uniti.  

CRISPR non è più una tecnologia sola, ma una famiglia di tecniche che continua ad arricchirsi di nuove varianti. Più agili o più versatili. Capaci di modificare il DNA o l’RNA. Accessoriate con nuove proprietà, adattate a funzionare in ambienti cellulari diversi e usate per applicazioni differenti, dalla biomedicina alla produzione di sostanze di interesse industriale. Continuano a crescere, dunque, anche i brevetti; tra concessi e richiesti le stime sono sull’ordine delle migliaia. Ma come fanno i ricercatori a muoversi nella selva dei diritti di proprietà intellettuale?

La buona notizia è che chi vuole utilizzare CRISPR a scopo non-commerciale può farlo abbastanza liberamente, perché questa piattaforma di editing si basa su invenzioni avvenute principalmente nei centri di ricerca pubblici. Nel campo agroalimentare, in particolare, i principali detentori di brevetti stanno cercando di diradare i timori sul rischio di oligopoli. È di pochi giorni fa la notizia che l’Università di Wageningen, che è tra le più importanti al mondo nel campo delle scienze agrarie, ha annunciato che le proprie invenzioni relative all’editing genomico sono liberamente a disposizione della ricerca no-profit.

In questo ateneo dei Paesi Bassi lavora il pioniere di CRISPR John van der Oost, che nel 2008 ha fatto una scoperta fondamentale per comprendere il funzionamento del sistema in natura e questa settimana firma una lettera su Nature insieme alla rettrice dell’università Louise Fresco, veterana degli sforzi internazionali per favorire lo sviluppo dell’agricoltura nei paesi poveri. Il loro impegno pubblico per rendere la tecnologia accessibile agli scienziati di tutto il mondo viene applaudito in un editoriale della stessa rivista. “Le università detengono la maggioranza dei brevetti relativi a CRISPR. Sono in una posizione di forza per assicurare che la tecnologia sia ampiamente condivisa per accrescere le conoscenze e portare avanti la ricerca”, è l’incipit di Nature.

Sul brevetto fondante relativo all’invenzione di CRISPR si è combattuta una dura battaglia legale tra l’Università della California a Berkeley (dove lavora la co-inventrice e co-vincitrice del Nobel Jennifer Doudna) e il Broad Institute di Boston (dove sono avvenuti gli esperimenti del suo rivale Feng Zhang, che ha il merito di aver adattato la tecnica alle cellule degli organismi superiori). Ad oggi possiamo dire che la prima ha segnato parecchi punti a discapito del secondo, anche se il caso non può ancora dirsi del tutto chiuso. Ciò che conta, comunque, è che entrambe le istituzioni abbiano deciso di liberare dal peso dei loro brevetti chi fa esperimenti no-profit. E anche il principale soggetto privato interessato alle applicazioni agroalimentari, la DuPont-Pioneer, si è impegnata in tal senso.

Man mano che la tecnica evolve e si diversifica, però, la geografia dei diritti di proprietà intellettuale relativi a CRISPR si fa più frammentata e complessa. Dunque, secondo Nature, “è tempo che tutte le università che detengono brevetti CRISPR, i finanziatori pubblici e le istituzioni internazionali come la World Intellectual Property Organization valutino come unire le forze per facilitare l’accesso gratuito all’uso di CRISPR a scopo di ricerca, con regole chiare e trasparenti”.    

Auspicare politiche aperte ed eque, ovviamente, non significa vagheggiare un mondo patent-free. I brevetti servono a tutelare gli inventori e l’alternativa alla brevettazione potrebbe essere persino peggiore: la segretezza. Ma se finisce per dissuadere gli altri scienziati dall’usare un’invenzione, allora la proprietà intellettuale diventa un ostacolo al progresso delle conoscenze. Per l’Europa, tra l’altro, sarebbe legittimo augurarsi una maggiore competitività nel campo dell’editing e dunque più brevetti, non meno.

In particolare i pregiudizi contro le biotecnologie che ancora condizionano il quadro regolatorio europeo costituiscono un potente disincentivo sia per i finanziatori che per i ricercatori. Il distacco in termini di brevetti su CRISPR tra il vecchio continente e i primi della classe (ovvero gli Stati Uniti e la Cina, che ormai è leader per numero di brevetti all’anno su CRISPR) sta diventando difficilmente recuperabile. Ma devono esserci anche altri fattori che deprimono l’impegno europeo, oltre alle politiche anti-OGM, perché risultiamo poco competitivi anche per le applicazioni mediche e industriali che vedono la prevalenza della Cina (ad esempio i brevetti per l’uso di CRISPR in campo oncologico) o degli Usa (ad esempio per gli impieghi antivirali).

Secondo l’analisi da cui sono tratti questi dati, pubblicata su Nature Biotechnology, è possibile che l’Unione europea soffra per come viene finanziata la ricerca e per qualche lascito del suo vecchio e farraginoso sistema brevettuale, oltre che per il clima precauzionale che si respira nei confronti dell’innovazione. Questa autorevole ricognizione, datata 2019, contiene anche altre informazioni interessanti.

Quasi la metà dei brevetti relativi a CRISPR non riguarda le sue applicazioni pratiche su cellule oppure organismi viventi ma il miglioramento della tecnica, di cui vengono continuamente messe a punto nuove varianti. Ebbene, l’Europa svolge un ruolo marginale anche in questo ambito dominato dagli Usa, ed è un vero peccato perché la nascita di CRISPR si deve in buona parte alle intuizioni della francese co-vincitrice del Nobel Emmanuelle Charpentier (ora in forze al Max Planck di Berlino) e all’impegno di altri pionieri sparsi tra Spagna, Paesi Bassi, Francia, Germania, Austria, Svezia e Lituania.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...