CRISPR può resuscitare Neanderthal?

Oltre duecento anni dopo la pubblicazione del capolavoro di Mary Shelley, in tanti abbiamo visto l’ultimo film dedicato a Frankenstein. Nella versione di Guillermo del Toro la “mostruosa” creatura ha un che di seduttivo, ma la sua diversità è una condanna alla solitudine. Nel complesso la storia continua a essere un monito sulla scienza che è capace di grandi exploit ma non di prendersi cura delle sue invenzioni. E allora, chi oggi assembla geni per riportare in vita specie estinte commette lo stesso errore del dottore che voleva sconfiggere la morte assemblando cadaveri? Dobbiamo preoccuparci che, dopo piccioni viaggiatori e mammut, i sostenitori della de-estinzione oseranno cimentarsi con gli uomini arcaici? Ne ho scritto su Le Scienze, interpellando il paleogenetista Tom Gilbert, lo specialista di organoidi neandertalizzati Alysson Muotri, la bioeticista Alta Charo e la giurista Marta Tomasi.

Caro Neanderthal, ti presento CRISPR

Da decine di migliaia di anni la specie umana se ne sta seduta su un ramo periferico dell’albero della vita, senza parenti più prossimi dello scimpanzé. Siamo letteralmente gli unici uomini e le uniche donne al mondo. Ma c’è stato un tempo non molto lontano in cui i nostri antenati diretti condividevano il pianeta con altri tipi di Homo. Con alcuni ci siamo persino incrociati. Cosa ci distingue da loro? Perché solo noi abbiamo creato i palazzi rosa di Jaipur, Guerra e pace, i razzi per Marte? 

Continua a leggere