
Lo sviluppo delle Tecniche di evoluzione assistita o Tea (CRISPR in testa) sta lentamente ridisegnando gli schieramenti in campo. Alcuni soggetti da sempre ostili agli OGM classici hanno deciso di aprire la porta alle opportunità offerte dalla “genetica green” di precisione (Coldiretti, ad esempio). Altri (per esempio Greenpeace, nonostante qualche isolata e coraggiosa avanguardia) hanno confermato un’opposizione di principio, persino nei casi in cui l’intervento è talmente leggero da rendere le piante concretamente indistinguibili da quelle sviluppate con tecniche convenzionali. Quanto alla galassia dell’agricoltura biologica appare ferma, eppure qualcosa si muove.
Per venire incontro alle preoccupazioni dei produttori organici europei, la proposta di regolamentazione della Commissione UE ha previsto un’eccezione: le piante Tea in cui non è presente DNA estraneo sono equiparate a quelle convenzionali (e dunque parzialmente deregolamentate) se a farne uso è un coltivatore convenzionale, ma restano bandite dall’agricoltura organica proprio come gli OGM classici. Questo compromesso, che sacrifica la coerenza scientifica e regolatoria alle ragioni della realpolitik, sembra ribadire che bio e biotech sono approcci destinati a restare agli antipodi. Ma è davvero così?
Per sfatare questo assunto, consigliamo di ripartire dal libro scritto dalla genetista Pamela Ronald insieme a suo marito, che è un coltivatore biologico (Tomorrow’s Table: Organic farming, genetics, and the future of food). E di concludere il viaggio con un articolo firmato recentemente da cinque produttori bio di diversi paesi europei, dalla Danimarca alla Spagna. Lone Andersen e compagni sollecitano un ripensamento da parte delle istituzioni europee, ricordando l’ambizione di destinare al biologico il 25% della superficie coltivata nell’Unione entro il 2030, come indicato dal Green Deal. Per raggiungere questo obiettivo, scrivono su EUobserver, anche l’agricoltura organica deve poter contare sulle nuove tecniche di breeding, quelle che in Italia siamo soliti chiamare Tea.