Tutti gli usi di CRISPR per le malattie infettive

Finora CRISPR aveva entusiasmato la comunità biomedica soprattutto per le sue potenzialità nel campo delle malattie genetiche e del cancro. La pandemia in corso però sta portando al centro dei riflettori le possibili applicazioni nel campo delle malattie infettive. Per saperne di più consigliamo la lettura della rassegna pubblicata da due specialisti dell’NIH sul Journal of Clinical Microbiology, che fa il punto sull’utilità di CRISPR contro i virus e altri patogeni.

CRISPR è innanzitutto uno straordinario strumento di ricerca, per capire le interazioni tra ospite e patogeno e dunque contribuire alla progettazione di terapie e vaccini efficaci. In secondo luogo può essere utilizzato come sistema diagnostico, per lo sviluppo di test rapidi, economici e portatili, utili per identificare precocemente le persone da curare e per limitare la diffusione degli agenti infettivi (di questo filone di ricerca avevamo già parlato qui, proprio in relazione ai coronavirus).

Terzo CRISPR può diventare una strategia terapeutica per combattere l’antibiotico-resistenza che è una vera emergenza globale (si veda anche qui). Quarto: viene studiato in vitro come approccio terapeutico per eliminare le infezioni virali (l’evoluzione più recente di questa idea è la piattaforma PAC-MAN contro i coronavirus, ma la review fa il punto anche sulle infezioni persistenti come Hiv, epatite, herpes e papillomavirus).

I test diagnostici sono in corso di validazione, per le strategie terapeutiche invece sarà necessario mettere a punto sistemi di delivery efficienti e sicuri per portare il sistema CRISPR dentro alle cellule dei pazienti. Jeffrey Strich e Daniel Chertow dell’NIH, comunque, sono cautamente ottimisti. Nella chiusa della loro rassegna scrivono che “queste sfide sono formidabili ma non insormontabili” e ipotizzano “un futuro in cui CRISPR potrà essere integrata di routine nella pratica quotidiana” nel campo delle malattie infettive.

La frontiera immaginata dal visionario George Church, che sogna di rendere il genoma umano immune a tutti i tipi di virus attraverso una radicale riprogrammazione del DNA, invece, potrebbe restare solo un’applicazione fantascientifica.

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