Non è mai troppo tardi per imparare a crispare

scuola crispr 1_2

“Non è mai troppo tardi per imparare a riscrivere un genoma, si potrebbe dire parafrasando la vecchia trasmissione televisiva con cui il maestro Manzi ha insegnato l’italiano agli italiani. Insomma eccomi qui, a scuola di CRISPR. Non ho davanti un kit-giocattolo ordinato online, come quelli con cui si è già cimentato qualche collega giornalista in Italia e non solo. Ho la fortuna di partecipare a un corso a numero chiuso, organizzato dalla Società Italiana di Genetica Agraria (Siga) a Grugliasco, presso il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università di Torino. Dopo aver scritto tanto su CRISPR, sarò capace di “crispare”?”. Comincia così l’articolo che firmo su Le Scienze, nel numero di gennaio. Per leggere dell’esperimento a cui ho preso parte per imparare a editare geneticamente le piante bisogna andare in edicola, ma tre spoiler sulla mia avventura biotech li posso fare. Uno: per il mio progetto di ricerca ho mirato in alto. Due: la parte più difficile non è stata quella bagnata, con capsule e provette. Tre: senza il valente aiuto dei miei maestri (Emidio Albertini, Alberto Acquadro, Cinzia Comino, Andrea Moglia e Fabio Fornara) sono sicura che non ce l’avrei mai fatta.

4 thoughts on “Non è mai troppo tardi per imparare a crispare

  1. Mi sembra che i vantaggi più immediati di CRISPR siano proprio nel campo agricolo-alimentare perché non ci sono remore etiche. Leggerò il tuo articolo ed auguri per il tuo corso 🤓.

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  2. Buongiorno,

    ho letto l’articolo apparso su Le Scienze di questo mese, e l’ho trovato di estremo interesse.
    Sono rimasto pero’ spiacevolmente sorpreso della chiosa finale, in cui si auspica che l’uso “amatoriale” della tecnologia CRISPR/Cas9, definita oltretutto innocua nell’articolo, venga vietato.
    Non posso non classificarlo come caso particolare di attivita’ di censura, invocate per un principio equivalente a quello di “lesa maesta’”, con cui gli addetti ai lavori, accademici o professionisti, vorrebbero negare l’accesso a sapere e strumenti al resto degli abitanti del pianeta, che possiamo definire hobbysti, hacker o ricercatori indipendenti, a piacere.
    Non credo sia necessario elencare esempi antichi od attuali, di hacker (io preferisco questo termine) che hanno apportato contributi rivoluzionari a scienza e tecnologia.
    Mi piace invece pensare che il finale dell’articolo, contrariamente al resto, sia stato solo scritto affrettatamente, in un momento di “disattenzione”, senza pensare alle sue implicazioni.

    Grazie per il suo lavoro. Marco Calamari

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