OGM vs CRISPR: l’Olanda indica la strada all’UE

windmillAccomunando transgenesi e mutagenesi, qualche mese fa la Corte di Giustizia europea ha seminato scompiglio, ma il vecchio continente può ancora decidere di raccogliere i benefici dell’innovazione in campo agrario, lasciando una porta aperta per CRISPR. La proposta avanzata dal Ministero dell’ambiente olandese, rilanciata sulla rivista Trends in Biotechnology, è all’insegna del pragmatismo.

Per scongiurare il rischio di un’impasse regolatoria basterebbe emendare l’elenco delle tecniche che sono esonerate dall’applicazione delle regole sugli OGM (annesso 1B della direttiva 2001/18). L’idea è di chiarire che le nuove metodologie di miglioramento genetico sono esentate quando vengono soddisfatte due condizioni. Primo: l’organismo risultante non contiene DNA ricombinante. Secondo: per produrlo non è stato introdotto materiale genetico che non avrebbe potuto essere scambiato con gli incroci tradizionali. Questo consentirebbe di mantenere intatto lo spirito della direttiva, aggiornandola però ai tempi dell’editing genomico.

L’articolo firmato da Dennis Eriksson e colleghi passa in rassegna i progetti di ricerca avviati negli istituti pubblici di cinque paesi, per verificare se i prodotti risultanti sarebbero considerati o meno OGM con la direttiva emendata in tal senso. Vengono prese in considerazione le nove specie editate in Francia per ridurre l’uso dei pesticidi e tollerare meglio i cambiamenti climatici, le patate cisgeniche resistenti alla ruggine allo studio in Olanda, i tuberi crispati in Svezia per migliorare la qualità dell’amido, il cavolo editato in Inghilterra per ridurre gli sprechi durante il raccolto e molti altri esempi ancora.

La conclusione degli autori è che un piccolo intervento chiarificatore nell’annesso 1B basterebbe a far sì che molti prodotti frutto della ricerca pubblica europea non siano ingiustamente discriminati. L’idea piace anche a Vittoria Brambilla che all’Università di Milano ha usato CRISPR per modificare il timing della fioritura del riso. “Le due condizioni poste per l’esenzione sono sensate. Anche il nostro riso presenta solo mutazioni che avrebbero potuto essere introdotte con i metodi tradizionali”, ci ha detto la ricercatrice.

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