Oscar Farinetti dice sì

Oscar_Farinetti

Leggere milioni di anni di storia, condensati in un centinaio di pagine e raccontati attraverso dei dialoghi di fantasia tra giganti come Leonardo da Vinci e personaggi immaginari come l’acciuga Alice, fa un effetto spaesante. Inutile negarlo. Ma recensire questo libro pubblicato da Feltrinelli come se fosse un saggio scientifico sarebbe da stupidi. “Ricordiamoci il futuro. Sette racconti e un riassunto” va considerato per quello che è, un manifesto creativo del Farinetti-pensiero ed è degno di nota che contenga una netta apertura alle nuove biotecnologie di precisione. Se l’inventore di Eataly è così influente come si dice, sul piano politico, e se è davvero così bravo a interpretare le tendenze del marketing, come suggerisce il suo successo imprenditoriale, allora questo libro è una buona notizia per diverse ragioni. Appare molto più benevolo nei confronti della scienza e dell’innovazione rispetto al manifesto dato alle stampe una dozzina di anni fa dall’amico-rivale di Slowfood, Carlo Petrini (“Buono pulito e giusto”). Ma riesce ugualmente, e forse di più, a parlare al cuore e alle papille gustative dell’Italia che piace. In definitiva lascia sperare che un compromesso sia davvero possibile: agli OGM in agricoltura Farinetti continua a dire no, ma alle tecniche di miglioramento genetico che evitano l’inserzione di geni estranei, secondo lui, possiamo e dovremmo dire sì.

Il padre di Eataly parla attraverso le parole di uno dei suoi personaggi, nel racconto intitolato “L’uomo e il futuro”. Attilio Scienza è un ricercatore-agricoltore (vero) e propone una mediazione illuminata tra le paure dell’enologo slow Walter Massa (vero anche lui) e la fiducia nelle magnifiche sorti progressive dello scienziato Ettore Sapienti (inventato).  “A te Walter, dico che comprendo la tua antipatia per gli OGM. Li concepisci come distruzione della biodiversità del mondo, una meraviglia alla quale neppure io voglio rinunciare. E poi ti spaventano queste multinazionali che diventerebbero le uniche proprietarie dei semi, dunque le vere padrone del mondo contadino. Però, fidati, dobbiamo trovare una soluzione alle nuove e vecchie malattie che devastano le coltivazioni e che questo cambiamento climatico in corso favorisce”. Seguono riferimenti all’oidio, alla peronospora, alla flavescenza dorata che infestano le vigne e che non è più possibile affrontare continuando ad aumentare il numero dei trattamenti chimici. “Fidati della scienza, che non si è venduta come immagini”. Ed ecco qua la soluzione. “Ciò che propongo io è una cosa che si chiama cisgenesi, oppure genome editing. Si interviene sul gene, ma senza inserirne di diversi. Si utilizzano geni della stessa categoria di coltivazione. Sostanzialmente questo intervento genetico accelera il processo di autoimmunità della pianta verso le malattie più ricorrenti e pericolose. Praticamente in poco tempo si compie un percorso che la pianta avrebbe fatto in decine di anni”. I risultati in laboratorio sono eccellenti, “è ora che ce lo facciano fare in vigna, nella realtà vera”, riporta Farinetti schierandosi (per interposto personaggio) a favore della ripresa delle sperimentazioni in campo aperto con viti e altre colture geneticamente migliorate, anche se non transgeniche. “Sono fermamente convinto che funzioni, come ti garantisco che in questo modo non sottrarremo nulla alla biodiversità che tu giustamente ritieni il patrimonio da custodire”. La sua idea di futuro è un nuovo rapporto tra uomo e natura, regolato dalla scienza. I prodotti della terra così ottenuti “saranno più sani” ma resteranno “veri”.

Sono proprio queste le pagine più interessanti del libro, che nel complesso è una strana creatura editoriale da maneggiare riponendo nel cassetto la matita rossa e blu. Qualche avvertenza per i lettori forti è necessaria: il modo in cui viene tratteggiato l’ominide Lucy sfiora il reato di lesa maestà, nel racconto sull’invenzione del fuoco; l’invenzione dell’agricoltura viene attribuita ai Sumeri, anche se ormai si tende a credere che non sia avvenuta in un unico luogo ma in molti; l’invenzione della fiducia è collocata nel Rinascimento, e qui viene da arrendersi di fronte alla potenza comunicativa della trovata, senza scomodare gli storici. Con le critiche si potrebbe continuare. Ma il valore del libro è politico, e sta nel modo in cui queste storie vengono usate per rappresentare l’eterna diatriba tra neofobi e neofili, fra tradizione e innovazione, fra ieri e domani, prendendo a prestito un’immagine di Tonino Guerra. “C’è un uomo che cammina dritto e preciso verso il futuro, ma spesso voltando la testa all’indietro. Quando gli chiedono perché lo fa, lui risponde che se non guarda al suo passato, alla storia, alle tradizioni non riuscirà a trovare la strada giusta per il futuro”.  Se davvero questo è un “libro barometro” come credo, se ci dice dove tira il vento, allora forse possiamo aspettarci qualche schiarita.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...