Cosa dimostra l’esperimento di Repubblica con CRISPR? E quanto dobbiamo preoccuparci?

dusi

Elena Dusi di Repubblica si è cimentata con l’editing genetico, utilizzando un kit per la modificazione fai-da-te importato dagli Stati Uniti e producendo batteri resistenti agli antibiotici. E’ pericoloso? Trattandosi di ceppi innocui di Escherichia coli, la risposta è negativa. Ma se i ceppi arrivati dagli Usa, insieme ai reagenti e alle istruzioni per l’esperimento, fossero stati contaminati con batteri patogeni? Il dibattito è aperto, ma qualche elemento per ragionare è già disponibile. Un incidente del genere può effettivamente verificarsi, e in realtà si è già verificato in Germania, come hanno comunicato le autorità tedesche il 24 marzo. Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) ha effettuato un’analisi del rischio, pubblicando le sue conclusioni il 3 maggio.

Secondo gli esperti il rischio di infettarsi, per gli acquirenti dei kit che si improvvisano biologi amatoriali, è basso se sono in condizioni di buona salute. Inoltre il contributo del kit all’annoso problema della diffusione della resistenza agli antibiotici  nella popolazione e nell’ambiente viene giudicato “marginale”. In definitiva il rischio associato ai kit è considerato molto basso. La Germania comunque ne ha prontamente vietato l’importazione e l’ECDC ha invitato gli stati membri a rivedere le regole che consentono di farsi spedire questi pacchi dagli Usa.

Come racconto nel libro “E l’uomo creò l’uomo. CRISPR e la rivoluzione dell’editing genomico” i praticanti della “garage biology” o “do-it-yourself biology” sono poco numerosi, sono concentrati negli Stati Uniti e praticano forme di autocontrollo sulla propria comunità, oltre a essere tenuti d’occhio dall’Fbi. Generalmente lavorano in laboratori condivisi e ben attrezzati, che prevedono un training di biosicurezza e accolgono solo esperimenti a basso rischio. Ben più discutibile è l’operazione di vendita online dei kit: se qualcuno utilizzasse la nuova tecnologia in modo spericolato sarebbe un danno per tutti i biotecnologi fai-da-te e anche per l’immagine pubblica dell’editing. Perciò non è piaciuta alla comunità scientifica l’iniziativa lanciata da Josiah Zayner, che ha raccolto con il crowdfunding decine di migliaia di dollari per distribuire i suoi kit. Il problema non è tanto la potenza dell’editing, ha notato Nature, quanto il fatto che Zayner si faccia pubblicità con un video in cui non sono rispettate le regole igieniche più elementari.

Ma è bene chiarire almeno altri due punti. Primo: i fornitori classici di reagenti (come la AddGene) non inviano materiali a indirizzi privati. Secondo: usare CRISPR è facile solo per chi ha già esperienza di laboratorio. Non a caso Elena Dusi, pur potendo contare sull’aiuto di ricercatori universitari, ha ottenuto solo qualche sparuta colonia batterica mutante. E neppure il giornalista di Science Jon Cohen, che si è messo alla prova con un esperimento più impegnativo davanti alle telecamere, è riuscito nel suo intento, dimostrando così che no, non è vero che chiunque è in grado di giocare con CRISPR.

 

2 thoughts on “Cosa dimostra l’esperimento di Repubblica con CRISPR? E quanto dobbiamo preoccuparci?

  1. Ho detto più volte che “la ricerca scientifica deve essere libera in assoluto, senza sedicenti ‘comitati etici’ fra i piedi, e vincoli, paletti e controlli dovrebbero essere molto più propriamente posti alle sue applicazioni, economiche e militari in primis”.
    In merito, particolarmente per coloro che non sono d’accordo con la mia idea, tendo a chiarire che ‘ricerca scientifica libera in assoluto’ non significa né violare la legge, né mettersi a fare esperimenti NBC (nucleari, biologici, o chimici) senza attrezzature adeguate.
    Ovvero, sia chiaro che non fa parte della mia idea un laboratorio che giochi con il virus ebola …’all’aria aperta’.
    Aggiungo che vendere al pubblico un kit CRISPR a me suona molto più “applicazione commerciale”, che non “ricerca”.

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