Il Nobel a una meraviglia della natura e della scienza

Ci sono momenti nella scienza in cui pochi indizi sparpagliati e apparentemente poco significativi si trasformano in una prova fiammante. Accade quando l’esperimento cruciale incontra la scintilla di una collaborazione fra talenti e questa sinergia è baciata dalla fortuna. Jennifer Doudna ed Emmanuelle Charpentier hanno vissuto questo momento magico nel 2012 quando hanno intuito e dimostrato le potenzialità di CRISPR e ora il Nobel per la chimica arriva a coronare il loro lavoro.

Se lo aspettavano tutti questo premio alla supertecnica che ha rivoluzionato il mondo della scienze della vita, rendendo facili esperimenti che prima erano difficili e possibili imprese prima impossibili. Ma anno dopo anno, l’appuntamento sembrava non arrivare mai. Sulle possibili ragioni della titubanza di Stoccolma sono state avanzate molte ipotesi.

Forse temono che qualche ricercatore disinvolto in un paese permissivo usi la tecnica in modo eticamente discutibile sugli embrioni umani? Oppure aspettano che si risolva la contesa in tribunale per l’attribuzione del brevetto fondante? Forse a trattenere Stoccolma è l’indecisione sui nomi da premiare, che per ogni categoria possono essere tre.

Doudna e Charpentier certo, sono loro che hanno firmato su Science il lavoro scientifico che rappresenta l’atto di nascita della nuova tecnologia. Nessuno può dubitare che siano queste due scienziate le madri di CRISPR. Una biologa strutturale cresciuta alle Hawaii e una microbiologa della banlieue parigina. La prima era già solida e affermata ai tempi dell’esperimento che le è valso il Nobel, la seconda era ancora impegnata a conquistarsi un laboratorio suo. Ma poi?

I pretendenti, come sempre accade con le grandi scoperte e le grandi invenzioni, sono tanti: Feng Zhang, George Church, Francisco Mojica, Virginius Siksnys. Poi è andata com’è andata. La peggiore delle paure si è concretizzata in Cina, con l’arrivo di Lulu e Nana, i primi esseri umani con il DNA modificato prima di nascere. La battaglia sui diritti di proprietà intellettuale è proseguita tra i colpi di scena. La lista dei virtuosi di CRISPR si è allungata, man mano che sono stati messi a punto nuovi modelli capaci di riscrivere il DNA senza tagliarlo (un nome fra tutti: David Liu).

Non è passata settimana senza che l’archivio dei lavori scientifici PubMed si arricchisse di nuovi paper su e con CRISPR.  La lista delle sperimentazioni è cresciuta: beta talassemia, anemia falciforme, alcuni tipi di cancro, malattie genetiche rare, Hiv. L’IPCC ha inserito CRISPR tra le tecniche potrebbero aiutare l’agricoltura ad affrontare la sfida dei cambiamenti climatici. I comitati bioetici di tutto il mondo hanno lavorato sulle implicazioni della nuova frontiera. La biologia di base ha imparato come usare la tecnica per decodificare le basi molecolari dei fenomeni più affascinanti. I più visionari hanno esplorato possibilità radicali: recoding, xenotrapianti, dis-estinzione delle specie.

Lo tsunami delle scoperte era troppo imponente perché Stoccolma potesse temporeggiare ancora. Perché è vero che CRISPR, come qualunque tecnica, potrà essere usata bene o male. Ma CRISPR è una meraviglia della scienza e della natura, prima ancora che essere le sue applicazioni. (Pubblicato su Le Scienze)

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