CRISPR in campo: il mais waxy rende di più

Su Nature Biotechnology di maggio si parla del mais waxy sviluppato da Corteva. Non sappiamo ancora quando debutterà sul mercato, ma le sperimentazioni su campo, svolte in 25 località degli Stati Uniti con dodici linee editate, hanno dato ottimi risultati. Secondo lo studio firmato da Huirong Gao e colleghi, l’editing consente di risparmiare un anno di tempo e di guadagnare mediamente 370 chili in più per ettaro rispetto alle varietà waxy ottenute con le tecnologie di incrocio e selezione più avanzate.

Il carattere waxy conferisce un aspetto ceroso ed è particolarmente adatto ad alcuni usi industriali (per la produzione di adesivi e carta, oltre che come addensante alimentare). Mentre nell’amido del mais comune si trova il 25% di amilosio e il 75% di amilopectina, nelle varietà waxy l’amilopectina arriva al 100%. Merito dell’inattivazione di un gene che serve ad allungare le catene dei polimeri del glucosio.

Questa mutazione può avvenire spontanenamente o essere indotta artificialmente, in effetti questa tipologia di mais è coltivata da un secolo. Ma introdurre il tratto con gli incroci ha un costo in termini di tempo e anche di resa. Si calcola che gli ibridi waxy producano il 5% in meno degli ibridi non-waxy.

In confronto, usando CRISPR, è possibile operare una delezione pulitissima del gene chiave nelle linee più produttive, in modo rapido e senza effetti indesiderati. Il risultato è una pianta che non contiene DNA estraneo né tagli fuori bersaglio. Secondo Doane Chilcoat di Corteva si tratta della prima conferma sperimentale del potenziale di CRISPR per produrre ibridi superiori. “Siamo rimasti sorpresi dall’effetto sulla produttività”, ha scritto sul sito Nature Research Engineering Community.

Il futuro commerciale del mais waxy editato dipenderà dall’interesse del mercato e dalle decisioni a livello regolatorio. Per il Dipartimento dell’agricoltura statunitense questo prodotto è esentato dalla regolamentazione sugli OGM. Lo stesso hanno deciso Argentina, Brasile e Cile, ma in Europa la sovraregolamentazione è ancora un rischio reale per le piante modificate con CRISPR.

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