La serie Netflix su CRISPR, vista per voi

Ho visto Unnatural Selection, la docuserie in quattro puntate sull’editing genomico e il mio consiglio è: guardatela. Perché insieme alle cose pessime ne contiene di buone. E perché la stanno guardando in tanti su Netflix, dunque è destinata a influenzare la percezione pubblica delle biotecnologie di nuova generazione. Tre aggettivi per descriverla: sensazionalistica, confusa, a tratti molto interessante.

Il problema più grosso è lo spazio eccessivo riservato ai biohacker, i biotecnologi dilettanti che fanno esperimenti fuori dai laboratori professionali. Mentre nel mondo migliaia di ricercatori veri stanno usando CRISPR per generare conoscenze preziose e sviluppare applicazioni utili in tutti i campi delle scienze della vita, la docuserie si concentra sui biohacker, che sono un fenomeno controverso ma limitato (e probabilmente ben controllato dall’Fbi). Nel caso ve lo stiate chiedendo, sì: CRISPR è davvero una tecnologia economica e semplice rispetto ad altri strumenti biotech. Ma no: non può riuscire a usarla chi non ha competenze in biologia e bioinformatica. E no, i biohacker non sono tutti uguali, ci sono quelli che seguono la propria passione senza danneggiare nessuno e quelli che invece fanno danni, se non altro all’immagine della tecnologia.

Josiah Zayner è uno di questi e nella serie ha più spazio di Jennifer Doudna che CRISPR l’ha inventata, per dire. Un altro esempio: l’allevatore che si improvvisa biotecnologo per tentare di produrre cani fluorescenti è uno dei protagonisti della serie, mentre Alison Van Eenennaam che ha un progetto di ricerca ben più serio in campo animale ha rivelato di essere stata tagliata. Se questi sono i presupposti, certo che poi qualcuno finirà per credere all’attivista di Friends of the Earth, quando dice che è tutto pericolosissimo, che questi Ogm scapperanno dai laboratori. Ovviamente l’editing non è la stessa cosa dell’ingegneria genetica, ma non sarà questa serie a spiegarlo agli spettatori.

Qui viene messo un po’ tutto nel mixer: organismi editati e ingegnerizzati, terapia genica classica già sperimentata con successo e nuove terapie ancora da sperimentare. Ciononostante, come dicevo, ci sono anche cose interessanti in Unnatural Selection. Innanzitutto le storie di due pazienti molto speciali che sperano in trattamenti di frontiera dai costi esorbitanti per salvarsi la vita e la vista. Non vi svelo se avranno fortuna, ma sono convinta che la speranza che c’è in queste storie conquisti i cuori più della paura.

Da non perdere è la terza puntata dedicata ai gene drive, con le telecamere che raccontano la sfida della malaria in Burkina Faso e ci portano in mezzo alle comunità locali (in Africa e non solo) per vedere come gli scienziati cercano di spiegarsi e come reagisce la gente comune di fronte all’idea dell’eradicazione genetica di una specie dannosa. Seguendo queste iniziative di democrazia partecipativa, Unnatural Selection si fa perdonare un po’ i suoi difetti perché mostra una scienza che sa parlare ma anche ascoltare.

Un pensiero su “La serie Netflix su CRISPR, vista per voi

  1. Ho guardato 2 puntate mosso da curiosità. La curiosità di volermi a tutti i costi ricredere del fatto che Netflix potesse proporre contenuti interessanti. Non so se sono il solo a notare che un 80% abbondante della programmazione è spazzatura per la mente e che i ragazzini delle scuole medie (interrogatene qualcuno se potete) sono tra i più assidui fruitori di tali contenuti diseducativi. Così come non è necessario mangiare un uovo per intero per capire che è marcio, allo stesso modo non è necessario arrivare alla fine per capire che questa docuserie non contribuisce a documentare o informare ma dissemina spazzatura. Difetti quindi ne ha già troppi per poter affrontare con rigore argomenti che sono di gran lunga più complessi di quanto qualche curioso si immagini.

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