CRISPR dà un taglio alla distrofia di Duchenne. Dopo i cani l’uomo?

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Credit: Royal Veterinary College, University of London

Non esistono ancora cure risolutive per questa malattia genetica fatale, che colpisce un bambino maschio su cinquemila. Perciò la distrofia muscolare di Duchenne è uno dei principali banchi di prova per le terapie geniche dell’era CRISPR. L’obiettivo è utilizzare la tecnica di editing genomico per correggere la mutazione che compromette la produzione della distrofina, una proteina fondamentale per la struttura e la funzione dei muscoli, cuore compreso. I ricercatori avevano già usato le forbici molecolari di CRISPR nelle cellule umane e nel topo per sistemare il difetto genetico responsabile di questo processo degenerativo. Ma ora hanno compiuto un altro importante passo verso la sperimentazione sull’uomo: hanno interrotto la progressione della malattia in un modello animale più realistico, il cane. La ricerca è stata condotta dal gruppo di Eric N. Olson dell’UT Southwestern Medical Center di Dallas e pubblicata il 30 agosto su Science.

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Eric N. Olson

Il campione studiato è piccolo per motivi etici, ovvero per limitare la sperimentazione animale al minimo indispensabile: solo quattro esemplari. Inoltre il tempo di osservazione è ancora breve: sei-otto settimane. “Ma i risultati hanno superato le aspettative”, ci ha detto Olson. Il sistema CRISPR è stato iniettato nei muscoli o nel sangue dei cuccioli di Beagle, presso il Royal Veterinary College di Londra, sfruttando un virus innocuo per veicolare i componenti all’interno delle cellule.

 

Si pensa che riportare la distrofina al 15% del livello normale sia il traguardo da raggiungere per aiutare significativamente i pazienti, che manifestano problemi di deambulazione sin dall’infanzia e le cui aspettative di vita si fermano intorno ai 30 anni. Ebbene questa soglia è stata abbondantemente superata con l’ultimo esperimento: nei casi migliori è stato raggiunto fino al 90% del livello normale di distrofina in alcuni muscoli scheletrici e in quello cardiaco, e fino al 58% nel diaframma, senza mostrare risposte immunitarie problematiche nei test preliminari. “Era importante per noi dimostrare che questo metodo può funzionare nei grandi animali. Questi cani presentano una mutazione analoga a quella più comune nei pazienti con la distrofia di Duchenne”, ci ha spiegato il biologo molecolare americano.

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Credit: UT Southwestern Medical Center

Il gene chiave sul cromosoma X è stato tagliato in un punto critico (esone 51), ripristinando il corretto quadro di lettura e dunque la produzione della distrofina in forma funzionale. Il prossimo passo sarà condurre studi più lunghi, per essere certi che il beneficio sia stabile e monitorare gli effetti collaterali. Il traguardo che si spera di raggiungere è un trattamento salvavita, che scongiuri il rischio di crisi cardiaca e collasso respiratorio.

“La differenza rispetto agli altri metodi di terapia genica è che, correggendo così l’errore, non è necessario intervenire ripetutamente nel corso della vita per sostenere l’espressione di questa ingombrante proteina. Il gene corretto si attiva al momento giusto, nel posto giusto e al livello giusto”, afferma Olson. Quanto ci vorrà per iniziare a testare l’approccio sui pazienti? “È importante garantire sicurezza ed efficacia a lungo termine. Se le cose continueranno ad andare bene, forse potremmo passare a una sperimentazione clinica nel giro di pochi anni, ma è presto per dirlo con certezza”. C’è ancora molto lavoro da fare, avverte lo scienziato.

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