La top ten degli scienziati CRISPR

Il CRISPR Journal ha pubblicato un’interessante analisi bibliometrica che, studiando i numeri delle pubblicazioni accademiche e le relazioni tra autori e temi, ricostruisce la storia e l’evoluzione di CRISPR come ambito disciplinare. Io ne ho scritto per Corriere Innovazione. Qui sul blog ci tengo a riportare almeno la parte alta della classifica dei CRISPR scientist (che vede in testa Jennifer Doudna assediata da Feng Zhang), perché mi consente di rendere omaggio ad altri pionieri di cui ho scritto ancora troppo poco. Sotto trovate anche il testo del mio pezzo, ma per approfondire i dettagli (e vedere le mappe) consiglio di leggere l’articolo originale sul CRISPR Journal.

RE, records (numero di pubblicazioni sul tema); AC, average citations per item; HI, H-index

(Dal Corriere Innovazione del 29 ottobre 2021, di Anna Meldolesi)

La storia di una rivoluzione scientifica come Crispr può essere raccontata con le parole, attraverso libri, podcast, interviste. Ma perché non provare a catturarne l’impatto e le dinamiche visivamente, attraverso mappe e reti? Lo ha fatto un gruppo guidato da Rodolphe Barrangou della North Carolina State University. Già direttore del Crispr Journal, che ospita anche questo contributo, e pioniere della tecnica per editare il Dna. È grazie a questo scienziato di origine francese se nel 2007 si è scoperto che i fermenti dello yogurt si difendono dai virus usando il sistema Crispr di cui li ha dotati la natura. Nel frattempo la tecnica regina delle nuove biotecnologie ha dato una forte scossa alle scienze della vita ed è lontana dall’esaurire la spinta propulsiva, come confermano le elaborazioni grafiche da poco pubblicate.

La “bibliometria intelligente” ha incontrato le “biotecnologie smart”, seguendo la strada tracciata dallo specialista sino-canadese di “innovation studies” Yi Zhang. Modelli computazionali e tecniche avanzate di analisi dei dati sono serviti a macinare gli indicatori relativi alle pubblicazioni accademiche su Crispr comparse nella letteratura scientifica tra il 2000 e il 2020. Ovvero dai primi indizi scoperti in alcuni batteri, fino al Nobel vinto da Jennifer Doudna ed Emmanuelle Charpentier, che hanno intuito come usare queste conoscenze di base per costruire uno strumento biotech di precisione. In questo arco di tempo gli autori hanno contato oltre 19.000 articoli scientifici, firmati da 90.000 ricercatori attivi in circa 7.600 istituzioni localizzate in 126 paesi.

Sia la classifica degli articoli più citati, che quella degli autori più prolifici e influenti, vedono un testa a testa tra i due arcirivali che si sono contesi il brevetto fondante su Crispr: Jennifer Doudna di Berkeley e Feng Zhang del Broad Institute. Vince per un soffio il lavoro con cui il ricercatore di origine cinese nel 2013 ha adattato la tecnica per farla funzionare nelle cellule umane, e che secondo alcuni osservatori avrebbe meritato almeno un pezzetto del Nobel. Appena sotto c’è lo storico lavoro del 2012 che è considerato l’atto di nascita di Crispr ed è valso alle sue autrici il riconoscimento più ambito.

Le posizioni si invertono, con Zhang che tallona Doudna, nella classifica dei 48 top scientist di Crispr. Questa graduatoria pesa l’insieme delle produzioni dei singoli scienziati in questo specifico campo disciplinare, tenendo conto del numero di pubblicazioni, citazioni ricevute e fattore di impatto. Se vi chiedete perché la co-inventrice e co-vincitrice del Nobel Emmanuelle Charpentier è confinata nella parte medio-bassa della graduatoria, la risposta è che questa tecnica non rappresenta più l’unico fulcro delle sue ricerche.

Vale la pena notare che il gotha di Crispr è piuttosto sparpagliato sulla mappa geografica, ma con un chiaro predominio a stelle e strisce (in Europa si distingue Wageningen nei Paesi Bassi). Quello che conta di più, però, è che i lavori pubblicati da questi pionieri hanno innescato uno tsunami che nel giro di pochi anni ha portato Crispr nei laboratori di tutto il mondo, spodestando le tecniche più vecchie di correzione dei genomi. Ormai le pubblicazioni relative a Crispr rappresentano la quasi totalità della produzione nel campo dell’editing genomico, che si differenzia dall’ingegneria genetica perché consente modifiche più puntuali e mirate.

Anche gli avanzamenti più recenti hanno lasciato tracce visibili nei dati, con l’arrivo dei nuovi modelli Crispr 2.0 (i cosiddetti correttori di basi) e con il successo della prima sperimentazione clinica (per anemia falciforme e talassemia). I dati suggeriscono che i brevetti sulla tecnologia originaria abbiano stimolato l’innovazione, anziché intralciarla come si temeva, spingendo la ricerca di alternative alla versione standard di Crispr. Il bello è che la marea bibliometrica continua a montare.

Le applicazioni agrarie e di microbiologia industriale mantengono grandi potenzialità ancora inespresse. Mentre gli indicatori rivelano un forte focus sulle applicazioni terapeutiche, testimoniato dal fatto che gli studi con Dna umano e di topo (l’animale modello per eccellenza) sono dieci volte più numerosi di quelli su tutti gli altri organismi. L’oncologia è il settore medico più rappresentato, seguito da malattie genetiche e infettive. La top-ten dei geni più editati vede in cima il soppressore tumorale P53.

La bibliometria intelligente ha consentito di studiare anche le intricate reti di collaborazione tra i gruppi e l’evoluzione dei loro studi. L’albero evolutivo della scienza di Crispr affonda le radici nella ricerca sui batteri, ma poi si divide in nove rami, che rappresentano altrettante comunità focalizzate su compiti diversi, tra ricerca di base e applicata. Lo stesso tipo di approccio potrà seguire le future trasformazioni del campo, identificando quali filoni germogliano e quali entrano in quiescenza, che direzioni prende il flusso delle conoscenze nel tempo e nello spazio.

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