Dalla doppia elica a CRISPR: Watson aggiorna la sua rivoluzione genetica

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Leggete queste tre lettere: DNA. Qual è la prima persona che vi viene in mente? Probabilmente molti di voi hanno risposto facendo il nome di James Watson. Il più spaccone del duo che nel 1953 ha svelato al mondo la struttura della doppia elica e, insieme a questa, le basi molecolari dell’ereditarietà. Si può dire che sia iniziata allora la rivoluzione che, 60 anni dopo, ha portato all’invenzione della tecnica di modificazione genetica CRISPR. Lo scienziato simbolo di una delle svolte culturalmente più rilevanti per la modernità, ormai ottantanovenne, ha scritto cosa pensa della nuova tecnologia e dei suoi possibili utilizzi nell’ultima edizione di “DNA. The story of the genetic revolution”.

watsonIl libro, pubblicato per la prima volta nel 2003, è uscito da poco in edizione aggiornata per dare conto degli ultimi sviluppi scientifici e tecnologici. Watson riconosce a CRISPR un “potenziale terapeutico straordinario” e una “miriade di applicazioni” possibili, ma si sofferma soprattutto sulla possibilità di correggere i difetti genetici sin dallo stadio embrionale. Lo scopo principale di questa procedura, che può essere chiamata “terapia genica germinale”, sarebbe evitare non solo l’insorgere di alcune malattie genetiche negli individui trattati ma anche la loro trasmissione intergenerazionale. Siamo pronti ad abbracciare le enormi potenzialità della genetica per migliorare la condizione umana, individualmente e collettivamente? Watson se lo chiede e risponde che sì, quando la tecnica si sarà dimostrata sicura negli scimpanzé, lui sarà favorevole a sperimentarla sull’uomo. “L’idea di migliorare i geni che la natura ci ha dato allarma la gente. Quando discutiamo dei nostri geni sembriamo pronti a cadere nella fallacia naturalistica, assumendo che la natura agisca per il meglio”, scrive. “Scaldiamo le nostre case e prendiamo gli antibiotici per combattere un’infezione, stando alla larga da questa fallacia nella vita quotidiana. Ma basta menzionare il potenziamento genetico e subito corriamo a issare la bandiera con su scritto la-natura-sa-quel-che-fa”. Eppure ci sono caratteri utili che secondo lui varrebbe la pena di potenziare (dalla resistenza al virus Hiv, alla velocità di apprendimento). E soprattutto ci sarebbero malattie genetiche terribili che si potrebbero prevenire (lui dedica particolare attenzione alla breve e dolorosa vita che tocca ai bambini affetti dalla malattia di Tay-Sachs). “Jim l’onesto” (questo avrebbe dovuto essere il titolo del best-seller che poi è stato pubblicato come “La doppia elica”) non è solo franco, spesso e volentieri si diverte a essere sfacciato. Questo tratto caratteriale gli è costato caro in più di un’occasione. Il genetista è stato mandato frettolosamente in pensione nel 2007 da Cold Spring Harbor, dopo lo scandalo generato da alcune dichiarazioni offensive sul rapporto tra appartenenza razziale e quoziente intellettivo. Nell’ultimo libro ritorna ripetutamente sul problema della correttezza politica nella scienza ma, quando decide di togliersi un sassolino dalla scarpa, preferisce riferirsi a un altro incidente di percorso che gli è capitato poco dopo il sequenziamento del genoma umano, quando la pubblicazione di un suo saggio sul quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung gli ha attirato una buriana di critiche. Watson racconta di aver sobriamente titolato il file “Implicazioni etiche del Progetto Genoma Umano”. Ma in stampa l’articolo è andato con un titolo più giornalistico, sicuramente pensato per scaldare il dibattito: “L’etica del genoma: perché non dovremmo lasciare il futuro della specie umana a Dio”. Pur non essendo religioso, dice ora Watson, “non avrei mai inquadrato la mia posizione come una provocazione nei confronti dei credenti”. Sono seguite molte repliche, da parte di teologi, medici, persino del Presidente della Repubblica Federale Johannes Rau. In molti hanno proposto similitudini con il nazismo, che per quanto Watson possa stare antipatico non reggono a un’analisi obiettiva. “Anche se sono certo che molti scienziati tedeschi sono d’accordo con me, in troppi sono rimasti impauriti dal passato politico e dal presente religioso: eccetto per il mio buon amico di lunga data Benno Muller-Hill, nessuno scienziato tedesco ha pensato di intervenire in mia difesa”, ricorda amaramente il genetista.  Nonostante questa disavventura, o forse proprio per questo, Watson ora non si tira indietro quando si tratta di commentare le nuove possibilità offerte da CRISPR nel settore più controverso dal punto di vista bioetico: la correzione del genoma umano nella linea germinale. “Se questo lavoro è considerato eugenetica, allora io sono un eugenista”, dichiara. “Spero solo che molti biologi che condividono la mia opinione parleranno a testa alta e non si lasceranno intimidire dalle inevitabili critiche”. Alcuni di noi sanno già quanto fa male essere dipinti come degli eugenisti, scrive. “Ma in fin dei conti questo è un piccolo prezzo da pagare per rimediare all’ingiustizia genetica”.

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