Cannabis CRISPR, come e perché

Credit: Un. of Wisconsin-Madison Crop Innovation Center

In un libro di qualche anno fa intitolato “La botanica del desiderio” Michael Pollan aveva dedicato un capitolo all’evoluzione della cannabis. Quando i nostri antenati hanno iniziato a coltivare la canapa nel Neolitico erano interessati alle fibre, ma ben presto sono stati conquistati dai suoi effetti speciali. Forse non siamo stati noi ad addomesticare la cannabis, ipotizza Pollan: potrebbe essere stata lei ad addomesticare noi. La domanda è: perché l’evoluzione ha premiato la produzione di sostanze psicoattive? Forse i cannabinoidi aiutano la pianta a proteggersi dai danni delle radiazioni o dai parassiti. O forse, suggerisce Pollan, sono serviti alla canapa per guadagnarsi i favori degli esseri umani, che si sono dati da fare per coltivarla. Ora l’evoluzione continua nei laboratori di genetica, anche con l’aiuto dell’editing, anche per eliminare quelle sostanze psicoattive dalle varietà utili a fini terapeutici. E l’ultima novità è che due nuove varietà sono da poco state deregolamentate negli Usa.

L’autorità competente americana (APHIS), infatti, ha dato il via libera federale a due nuove varietà di canapa sviluppate dall’Università del Wisconsin-Madison. Una (Badger PMR) è resistente a una comune malattia, l’oidio, mentre l’altra è priva di cannabinoidi (Badger Zero). La tecnica CRISPR è servita per disattivare la produzione di tetraidrocannabinolo, e dunque a evitare che il THC possa accidentalmente superare il limite legale oltre il quale scatta l’obbligo di distruzione dei campi. I ricercatori hanno anche sviluppato varietà con concentrazioni più elevate di CBG (cannabigerolo), una sostanza non psicoattiva apprezzata per i potenziali benefici terapeutici. In generale, secondo l’Isaaa, l’obiettivo è stabilizzare il mercato della canapa, offrendo ai coltivatori “varietà affidabili, di alto valore e conformi alle normative”.

Lascia un commento