
La scorsa primavera avevamo riferito della possibile caduta in disgrazia della tecnologia dell’RNA messaggero presso l’amministrazione americana. Nonostante il Nobel a Katalin Karikó e Drew Weissman, nonostante i milioni di vite salvate dai vaccini a RNA durante la pandemia di Covid. Com’è andata a finire?
Come conferma Nature Biotechnology, il Segretario alla Salute degli Stati Uniti, Robert F. Kennedy Jr, sta effettivamente cancellando 500 milioni di dollari destinati alla ricerca sui vaccini a mRNA, citando affermazioni fuorvianti sulla sicurezza e l’efficacia di questi vaccini. I tagli colpiscono 22 grant assegnati dalla Biomedical Advanced Research and Development Authority per sviluppare vaccini a mRNA contro SARS-CoV-2 e influenza A e B. Gli Stati Uniti invece continueranno a investire su altre applicazioni della tecnologia, in particolare in oncologia. La filosofia sembra essere la seguente. No ai vaccini a RNA contro malattie infettive comuni, destinati a un gran numero di persone, che si sono attirati le antipatie di parte dell’opinione pubblica in seguito agli obblighi imposti durante la pandemia. Al loro posto saranno sviluppati vaccini tradizionali. Sì, invece, a ricerca e sviluppo di terapie oncologiche a base di RNA e altre applicazioni specifiche.
La decisione non ha basi scientifiche difendibili, ma il nodo è politico, di percezione pubblica e di inversione di marcia rispetto alle imposizioni anti-Covid che a tanti repubblicani non sono mai andate giù. Il direttore dei National Institutes of Health ha spiegato il suo punto di vista in un editoriale sul Washington Post. Jay Bhattacharya attribuisce la crisi di fiducia verso i vaccini a mRNA all’eccessiva pressione pubblica e all’“arroganza” dell’amministrazione Biden durante la pandemia. Riconosce che la tecnologia mRNA ha un potenziale rivoluzionario ma taglia corto: “Non importa quanto è elegante la scienza sottostante, una piattaforma che non gode di credibilità presso la gente che dovrebbe proteggere non può portare a termine la sua missione di salute pubblica”.